«Metterci la faccia, sempre e comunque, non è scontato e non è da tutti». E fin qui. «Dedicare al bene comune ogni istante degli anni migliori della propria vita è da eroi». Parte il panegirico. «Luigi Di Maio è stato quel faro che ci ha guidato verso il coronamento di un sogno, il motore che ci ha spinti verso il riscatto di un paese troppe volte disilluso. L’uomo che, nel rispetto pieno del suo ruolo di capo politico, si è assunto da solo la responsabilità di ogni scelta, anche di quelle prese di concerto con quanti se ne sono poi lavate le mani e gli hanno voltato le spalle, per poi puntargli il dito contro, e che oggi fingono ipocriti attestati di solidarietà». Eroe, faro di luce e martire: siamo all’agiografia. Nel giorno dell’addio di Luigi Di Maio come capo politico del Movimento Cinque Stelle, l’umore della truppa pentastellata che abita il Consiglio regionale campano è, a dir poco, funereo. La presidente del gruppo Valeria Ciarambino, commenta le dimissioni del ministro di Pomigliano in una nota in cui beatifica l’operato del capo politico mentre punta il dito contro tutti quelli che «senza assumersi alcuna responsabilità, hanno preferito tramare nell’ombra e sparare contro per distruggere, invece di rimboccarsi le maniche e lavorare insieme per costruire».

Dentro, insomma, c’è tutto. La sintesi del fallito, ma tentato, accordo con il Pd per le suppletive, il dialogo avviato con la dirigenza dem in vista delle Regionali e anche la consultazione via chat, di qualche giorno fa, in cui ben 16 deputati campani del Movimento, su 26, hanno detto sì alla possibilità di aprire il dialogo, e forse qualcosa di più, con gli alleati di governo anche sul fronte regionale, ovviamente in vista del voto di maggio. E dentro quelle parole, con ogni probabilità, ci sono anche i recenti contatti tra il presidente della Camera Roberto Fico e il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. I due si sono visti a Roma la scorsa settimana e hanno immaginato possibili convergenze. «Abbiamo parlato di tante cose – disse de Magistris – di quello che si può fare insieme. Sicuramente non correremo insieme per le suppletive di febbraio, ma credo che invece le elezioni regionali di maggio possano essere una grande opportunità per provare a costruire una coalizione civica regionale».

L’accordo per le suppletive tra Pd e Movimento Cinque Stelle è naufragato per volontà dello stesso Di Maio che ha sottratto il dialogo alle intese tra il Nazareno e l’ala fichiana del suo partito, restituendola al voto di Rousseau che ha incoronato un altro dimaiano di lungo corso, Luigi Napolitano, contestato poi dalla base che avrebbe preferito, invece, la candidatura unitaria di Ruotolo. Ma, soprattutto, il mancato accordo tra dem e pentastellati ha favorito l’unione dei democratici napoletani con il sindaco de Magistris per le elezioni suppletive. E, se l’accordo porterà i suoi frutti, sarà difficile convincere i pentastellati favorevoli all’intesa che la strada giusta da percorrere sia, invece, quella di correre in solitaria per la Regione.

Convincerli, cioè, che la strategia vincente sia la candidatura di Valeria Ciarambino, che sulle sue ambizioni alla guida di Palazzo Santa Lucia non hai mai fatto mistero. Ma la consigliera sa bene che, in caso di accordo, il suo nome sarebbe il primo ad essere espunto dalla lista, perché troppo ostile al mondo democrat. Cosa che invece non accadrebbe con un altro profilo, quello del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, apprezzato sul territorio per il suo impegno nella Terra dei Fuochi e membro dell’esecutivo giallo rosso. Il timore, dunque, è che il venir meno della protezione del capo Di Maio porti a rimescolare le carte. Se all’interno del Movimento prevarrà la compagine vicina al presidente Roberto Fico, molti nomi che oggi occupano le targhette degli uffici della Regione, potrebbero saltare.