“Vorrei che Gesù Cristo fosse donna, Buddha madre, Allah sorella. Vorrei che la governance del mondo venisse affidata alle donne». E’ il pensiero di Anohni – nata Antony Hegarty – cantante, compositrice, artista transgender, e sintetizza il valore dell’opera di Eliana Di Caro dal titolo “Le Vittoriose”. Il libro edito da Il Sole 24 Ore, è un’antologia di interviste-ritratto. Venti confessioni esclusive che le protagoniste, donne “non qualunque” hanno affidato, in giro per il mondo, alla penna dell’autrice. Dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese al Premio Nobel per la pace 2011 Leymah Gbowee, dall’economista indiana Bina Agarwal alla direttrice del Museo d’arte contemporanea di Cracovia Maria Anna Potocka, passando per l’attivista turca e rifugiata politica Pinar Selek e Yasmina Reza, drammaturga francese, autrice dell’opera “Il dio del massacro” da cui Roman Polański ha tratto “Carnage”.

Storie e percorsi che ognuna ha compiuto, a fatica, per conquistare il ruolo che ricopre oggi. Rappresentano il simbolo di una società moderna, evoluta, internazionale: protagoniste dell’economia, della politica, dell’arte, dell’attivismo, della cultura. «Questo libro contiene venti ritratti di donne che ho avuto l’opportunità e l’onore di incontrare nel corso degli ultimi dieci anni di lavoro», racconta l’autrice nell’introduzione. Eliana Di Caro, giornalista di origini lucane, ha scritto della sua terra, ma anche di temi legati alle donne, dei loro diritti e dell’emancipazione femminile: «Le storie di queste donne, vittoriose come dice il titolo, sono un incoraggiamento, un messaggio di ottimismo, la dimostrazione che non si è inesorabilmente destinate alla subalternità. Spero possano leggerle le ragazze e i ragazzi del nuovo millennio, che forse si stanno già misurando con le prime difficoltà. Stanno coltivando sogni e ponderando decisioni.

A loro – prosegue Di Caro – che dovranno costruire la società di domani, sia d’ispirazione la determinazione di queste protagoniste». Nella galleria di ritratti femminili, autorevoli e internazionali, il lettore scoprirà la passione e l’impegno per raggiungere i rispettivi obiettivi di Anne-Marie Slaughter, la prima donna a ricoprire il ruolo di Direttore della pianificazione politica per il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti da gennaio 2009 a febbraio 2011 sotto il Segretario di Stato americano Hillary Clinton; dell’indiana Bina Agarwal, economista dello sviluppo che fin dall’inizio della sua carriera si è dedicata a trovare percorsi utili a cambiare le vite delle donne nelle aree rurali povere dell’India e del Sud del mondo; di Nemat Shafik, direttrice della London School of Economics, la più giovane vicepresidente della Banca mondiale all’età di 36 anni; del Primo ministro norvegese in carica dal 2013 Erna Solberg; e ancora di Maria Anna Potocka, dal 2010 direttrice del MOCAK Museum of Contemporary Art di Cracovia.

Sono politiche, economiste o militanti, ma anche letterate, filosofe, scrittrici, sociologhe e una cantante transgender, donne tenaci che hanno dimostrato con i fatti le loro capacità e che possono serenamente dire a loro stesse ed agli altri di avercela fatta. Tra “Le Vittoriose” anche molte attiviste che non si sono arrese e che hanno fatto della determinazione la chiave di volta del proprio destino: Pinar Selek, attivista turca e rifugiata politica che, dopo essere stata accusata nel 1998 di complicità con il PKK e torturata, malgrado l’annullamento della condanna e le quattro assoluzioni è costretta a vivere in esilio dal 2009. Iram Saeed, giovane donna pakistana vittima di un attacco d’acido per aver rifiutato una proposta di matrimonio, violenza che le ha causato la perdita di un occhio e costretta a sottoporsi a 25 operazioni. Taty Almeida, una delle Madri di Plaza de Mayo che, dopo il rapimento e la scomparsa del figlio ventenne nel 1975, ha iniziato il suo viaggio di militanza per i diritti umani. Carla Cohn, ebrea tedesca sopravvissuta alla Shoa, ad Auschwitz e Mauthausen.