La tragica fine di Ugo Russo ha sconvolto l’opinione pubblica e soprattutto le nostre coscienze. Il vero problema non è tanto stabilire il suo grado di colpevolezza o il livello di legittima difesa messo in atto dal carabiniere, ma come salvare una generazione di giovanissimi. Questi, che rappresentano il nostro futuro, vengono sistematicamente aggrediti da una violenza imperante e da una frenesia di vivere, esasperata dall’alcol e dalla droga, che li sta spingendo verso una graduale autodistruzione. Se è vero, come dice il nostro popolo, che i figli sono “piezz’e core”, salvando loro salveremo soprattutto noi stessi. Al punto in cui siamo arrivati non è più sufficiente accusare i modelli vincenti di ordinaria criminalità messi in circuito da Gomorra o criticare le manchevolezze della scuola.

In quest’ultimo caso, come ha rilevato giustamente Matteo Cosenza sul Corriere del Mezzogiorno, bisogna ammettere che ci sono presidi e insegnanti che si impegnano con coraggio e abnegazione nel recupero di questi ragazzi sbandati. Ma, pur riconoscendo i loro sforzi, è necessario constatare quanto sia difficile tentare di sradicare “un modello culturale che è fondato sui valori che la scuola combatte”. Un modello che sta diventando “egemone”, soprattutto laddove non esiste una adeguata rete di protezione che ne contrasti l’espansione. La soluzione? Sottrarre per tempo i bambini alle famiglie malavitose e affidarli a istituzioni pubbliche in grado di sostituirsi del tutto alle figure parentali. Può sembrare un’utopia, ma dobbiamo cercare di pensare a modelli educativi radicalmente diversi che investano tutta la vita del bambino: un’educazione permanente. Se questi, dopo le ore trascorse a scuola, vive durante il resto della giornata in un ambiente completamente privo di senso etico, non potrà non assorbire i relativi comportamenti che gli vengono suggeriti dal contesto familiare.

In tal caso, il bambino diventa un colabrodo in cui tutto ciò che gli viene comunicato da ambienti diversi scorre via dai mille buchi di un vivere quotidiano sgangherato se non addirittura criminale. Nisida e altri riformatori arrivano troppo tardi, quando il danno è già stato fatto, quando, cioè, i comportamenti sviati si sono già saldamente radicati nel vissuto dell’adolescente. Questo è un grido di allarme davanti al quale non possiamo tapparci le orecchie: salviamo i cuccioli umani dal rischio di estinzione.