Come Letta per Berlusconi, Bettini per Zingaretti o Giorgetti per Salvini così, con le dovute proporzioni Attilio Auricchio è stato per Luigi de Magistris. L’ormai ex capo di gabinetto e direttore generale del Comune di Napoli ha consumato ieri l’addio a Palazzo San Giacomo, ufficialmente «per motivi familiari».  «Il Direttore generale e Capo di Gabinetto Attilio Auricchio – si legge nella nota ufficiale – lascia gli incarichi al Comune di Napoli per motivi familiari. Da oggi il Colonnello Auricchio è in ferie; il Sindaco Luigi de Magistris ha affidato al Segretario generale dr.ssa Patrizia Magnoni l’interim da Direttore generale e ha avviato le procedure per nominare il Dr. Ernesto Pollice, dello staff del vice Sindaco Panini, nuovo Capo di Gabinetto». Un addio che il de Magistris commenta così: «Rivolgo ad Attilio un grande ringraziamento per la tenacia, la competenza e la professionalità che ha profuso in questi nove anni nell’interesse della Città. Insieme abbiamo vinto tante battaglie. Ad Attilio auguro di cuore un brillante futuro professionale».

Eppure, dietro i motivi familiari e il clima apparentemente cordiale tra il sindaco e il suo luogotenente ci sarebbero tensioni e aspri dissapori consumati nelle ultime settimane fino alla rottura definitiva di lunedì sera quando, al termine di un litigio, si sarebbe consumato l’addio tra i due ex sodali. Tanto che al termine del passaggio di consegne con il segretario generale Magnoni, ieri mattina a Palazzo San Giacomo, il tenente colonnello dei carabinieri è tornato a Roma dove vive con la famiglia e dove dovrebbe riprendere il suo posto dell’Arma, che aveva congelato proprio nel 2011 per seguire l’ex magistrato. I due si erano conosciuti proprio a Catanzaro dove l’allora sostituto procuratore de Magistris lavorava alle inchieste sulla ‘ndrangheta e sui rapporti tra politica e malaffare. Ma le loro strade si dividono: Auricchio viene trasferito a Roma e, mentre colleziona encomi ed elogi al curriculum militare, diventa il principale investigatore di Calciopoli, l’inchiesta che nel 2006 portò alla luce il sistema di potere Moggi nel calcio italiano. Poi, la discesa in politica dell’ex magistrato e la sua vittoria alle elezioni come sindaco di Napoli segnano il passaggio dalle gerarchie militari a quelle amministrative. Almeno fino a ieri, quando lui, il sindaco ombra, l’unico o quasi a sopravvivere ai continui rimpasti del Comune, alla fine è andato via lasciando de Magistris solo a cercare una strategia per sopravvivere, politicamente, alla fine del suo mandato.

Eppure, la decisione sembrerebbe essere stata una scelta obbligata per l’ex direttore generale del Comune, pienamente in linea con il piano di riorganizzazione dell’entourage del sindaco che ha visto, contemporaneamente l’ascesa di Federica Capuano, staffista della Città metropolitana la cui presenza sarebbe stata imposta dal sindaco in tutte le riunioni. Ma sulla correlazione tra il suo ingresso nell’entourage e la progressiva marginalizzazione del colonello, Capuano smentisce ogni ricostruzione circolata sui giornali: «Io – dice al telefono la staffista – non c’entro assolutamente nulla con le dimissioni di Auricchio che sono dovute a motivi familiari». E sulla sua presenza alle riunioni, voluta dal primo cittadino, taglia corto: «Non vedo perché dovrei spiegare in che modo svolgo la mia giornata lavorativa».

Eppure un certo peso potrebbe averlo avuto come spiega chi quelle stanze le ha frequentate a lungo prima di decidere di andar via perché la rivoluzione promessa dal sindaco era più nelle parole che nei fatti. «La mia impressione – spiega Bernardino Tuccillo – è che Auricchio è stato prima commissariato dalla Capuano, e andrebbe capito con quali competenze, e poi scaricato dal sindaco». Per l’ex assessore al Patrimonio della prima giunta de Magistris il dissidio si è consumato nel momento in cui l’ex braccio destro del sindaco ha capito di dover condividere con la potente staffista i suoi dossier. Troppo per un personaggio come Auricchio. «Mi dispiace dal punto di vista umano – continua Tuccillo- perché so che esisteva un rapporto di fedeltà e lealtà tra i due che, a quanto pare, è venuto meno. Ma non mi stupisce». Secondo Tuccillo, infatti, è stato messo in campo lo stesso metodo utilizzato in passato con lui e altri assessori, messi alla porta quando ritenuti non più utili alla causa personale del sindaco. «Auricchio – conclude Tuccillio – avrebbe dovuto riflettere sul fatto che questo metodo, che lui stesso ha avallato in altre occasioni, gli si sarebbe ritorto contro prima o poi».

Per Riccardo Realfonzo, anche lui tra le fila degli assessori che hanno abbandonato, in forte dissenso, l’impresa arancione del sindaco, siamo agli sgoccioli di un’esperienza nata tra grandi speranze ma rivelatasi un fallimento. «Una tragica deriva da basso impero», commenta l’economista per il quale la scelta di de Magistris non desta, in fondo, grande meraviglia. «Il sindaco – conclude – non riesce a tenere accanto a sé nemmeno le persone più fidate. Il suo unico obiettivo, ormai, è assicurarsi un posto dopo Palazzo San Giacomo». Una prospettiva condivisa anche dall’ex assessore alla Cultura, Nino Daniele, fuori dalla giunta dal novembre scorso. «Non ne capisco le ragioni dell’addio di Auricchio– commenta Daniele – ma mi sembra chiaro che si tratti di un divorzio coniugato al futuro. Qualunque strada cercherà di intraprendere il sindaco non potrà più contare sul supporto del suo braccio destro».