E ora? Cosa farà il Partito democratico ora che il velo è caduto e la vista sul dissesto dell’amministrazione comunale non è più attenuata da false prospettive?

In altre occasioni, analoghe o anche meno gravi, i Democrat napoletani non avrebbero avuto dubbi: ben saldi nei ranghi dell’opposizione e spinti da un riflesso pavloviano avrebbero immediatamente chiesto le dimissioni del sindaco e, di conseguenza, annunciato alla stampa una minacciosa mozione di sfiducia. Ora invece i toni sono clamorosamente calati, nonostante de Magistris abbia provocato un buco nelle casse comunali di circa tre miliardi grazie a una spesa pubblica formalmente lecita, ma oggettivamente contro ogni logica contabile.

Se è vero, infatti, che la legge gli permetteva di spendere utilizzando fondi destinati ad altri capitoli di bilancio, è vero anche che tutti sapevano che la tagliola, cioè lo stop della Corte costituzionale, sarebbe caduta. E tutti lo sapevano perché numerosi erano stati nel frattempo gli altolà lanciati dalla Corte dei conti. Tanto è vero che altre amministrazioni, pur coperte dalla formalità della norma, si sono progressivamente e prudentemente messe al riparo, mentre de Magistris ha continuato a spendere senza mai preoccuparsi di riscuotere, a cominciare dalle multe.

Ora, a chiedere le sue dimissioni, nel Pd è rimasta solo la senatrice Valeria Valente. I vertici del partito, invece, per il momento tacciono.

Eppure, sia il segretario cittadino, sia il presidente del partito non hanno mai smesso di spiegare che mai e poi mai il Pd avrebbe allentato la presa su De Magistris solo perché impegnato in un patto elettorale in vista delle suppletive.

Solo i retropensieri giornalisti malevoli – dicevano – poteva prefigurare un Pd più accomodante per pura convenienza. Già. Intanto sindaco dice di non preoccuparsi, perché Pantaleone – cioè lo Stato, cioè noi- ci penserà ancora una volta. E il Pd tace.