Il giorno dopo arriva l’assist. Anche se il tono, c’è da dire, è un po’ quello dell’offerta octroyée. Il governatore della Campania Vincenzo De Luca interviene sull’incidente che ha coinvolto, lunedì mattina, tre convogli della metropolitana provocando il blocco, prima totale poi parziale, della linea 1 della metropolitana. «Abbiamo in corso il collaudo di sei treni ristrutturati dell’Eav, da sei mesi l’Agenzia nazionale di controllo sul traffico ferroviario sta perdendo tempo. Se facciamo una pressione sull’agenzia, possiamo mettere in servizio questi treni di proprietà dell’Eav– dice De Luca – e offrirli per il periodo dell’emergenza a Metronapoli».

La Regione, insomma, arriva in soccorso del Comune anche se da Palazzo San Giacomo si continua a sostenere che lo scarso supporto di Palazzo Santa Lucia sul versante trasporti è una delle principali cause del caos cittadino.

Vicesindaco Panini, l’incidente di lunedì mattina ha paralizzato il traffico cittadino. La Linea 1 è la principale arteria del trasporto pubblico cittadino. Quando si blocca emergono tutte le falle del sistema di mobilità su gomma, sia pubblico che privato. Perché?

Napoli è il comune che spende di più per garantire il servizio minimo di trasporto. Questo perché la Campania mette appena 58 milioni di euro che provengono dal fondo nazionale trasporti del Ministero. A queste somme si aggiungono 54 milioni dei cittadini napoletani che il Comune mette a disposizione, ma non per consentire un servizio aggiuntivo. Semplicemente per assicurare quello ordinario.

Il Comune sul fronte trasporti, ma non solo, continua a lavorare solo sull’emergenza invece di procede ad una pianificazione a lungo e medio termine. L’ultimo Piano Traffico, che è obbligatorio per i comuni con più di 30mila abitanti, risale al 1997.

E le dirò di più: l’ultimo pullman è del 1999, l’ultimo treno acquistato è del 2003. Abbiamo ereditato un Comune in dissesto e gli scarsi fondi della Regione rendono la gestione dei trasporti oggettivamente molto faticosa. Purtroppo tutte queste questioni convergono. Bisogna tener conto, poi, che il trasporto pubblico in una città piana è un conto, quello per una città che si sviluppa in altezza, come Napoli, è tutt’altra storia. Non voglio mettere in campo delle scusanti ma è oggettivo che è più complicato. Da parte nostra, ci impegniamo a completare la discussione intorno al Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile) e procedere fi nalmente con la sua adozione.

Uno degli obiettivi del Pums redatto dal Comune è la mobility sharing. Eppure Napoli continua ad essere l’unica grande città italiana senza un servizio di car sharing. A che punto siamo?

Arriverà.

Quando? Sono pronti dei bandi?

Questo, purtroppo, non so ancora dirlo.