A Poggiomarino un gruppetto di persone, tra i quali due consiglieri comunali civici, ha lanciato monetine contro il governatore De Luca all’ingresso del cinema dove era in programma un convegno con Bobo Craxi su “Craxi e la sinistra”. De Luca ha giustamente minimizzato ed i responsabili hanno più o meno spiegato che si era trattato di una protesta contro l’inattività della Regione per i frequenti allagamenti in zona. Difficile crederci. Il lancio delle monetine è di per se un gesto molto offensivo, una forma di violenza morale grave, ed è arduo non pensare che gli “organizzatori” l’abbiano concepita volendo emulare il lancio delle monetine a Craxi a Largo Febo a Roma, la sera del 30 aprile del 1993. Certamente ispirati anche dalla presenza del figlio del leader scomparso. Ma se in quella occasione si trattò di un oltraggio minaccioso e volgare organizzato dalla canea missina guidata dall’on.le Teodoro Buontempo, detto “er pecora” e da una gruppo di scalmanati ex post e neo comunisti mandati da Occhetto, segretario del Pds, in quella di Poggiomarino, come sempre quando la storia si ripete, si è trattato di una farsa ridicola oltre che di cattivo gusto. Ma che tuttavia conferma, oltre al detto che la madre dei cretini è sempre incinta, anche che c’è in molti un fondo di cattiveria un impulso all’offesa, una inclinazione a colpire, diffusissima sulla rete, ma che qualche volta si manifesta anche materialmente. Salvo a raccontare che si è trattato di una semplice protesta, perché poi manca il coraggio delle proprie azioni. Se a distanza di vent’anni si riparla e si scrive così diffusamente su Craxi vuol dire che c’è qualcosa di irrisolto, di non detto, di non chiaro sul caso e c’è qualche macchia, forse più di una, sulla coscienza collettiva del Paese. E quindi discutere di Craxi, del decennio di cui fu protagonista, della fine della prima repubblica e farlo in modo critico e non agiografico, può servire a riflettere e a capire, cosa sempre più rara, quel che accadde oggi ed in che modo quegli avvenimenti sono tuttora vivi nel determinare gran parte del presente.

Craxi fu un innovatore della sinistra, fece di un psi polveroso e subalterno il centro della governabilità, ruppe i vecchi schemi consociativi, sfidò il Pci sul tema comunismo/socialdemocrazia, impose alla Dc l’alternanza alla guida del Governo, propose riforme costituzionali attualissime ancora oggi, raddrizzò l’economia con l’eliminazione della scala mobile. Con lui l’Italia diventò membro effettivo del G7. Con lui crebbe il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo ed in Europa. A Sigonella difese con coraggio la sovranità nazionale. Mantenne rapporti col mondo arabo senza mai pregiudicare i diritti di Israele, giocò un ruolo di pace nel conflitto israelo – palestinese, sostenne il dissenso dai regimi comunisti, da Praga a Varsavia dagli Urali alle Ande, in tutti i modi. Fu un leader del socialismo europeo ed un uomo di Stato. Ha commesso errori? Certo. Per esempio bisognava interrompere la spirale di malversazione e corruzione che si annidava dentro il finanziamento dei partiti. Cosa che ancora oggi è di la da venire. Bisognava riformare il partito che tendeva ad adagiarsi nella gestione del potere, bisognava rilanciare gli obiettivi programmatici e politici della conferenza programmatica di Rimini e non rifugiarsi nel tatticismo parlamentare della governabilità e, dopo la caduta del muro, doveva lanciare la sfida al Pds, abbandonare la Dc e il pentapartito e puntare a uno schieramento laico, liberale e riformista di ispirazione socialista. Gli ex Pci non avrebbero aderito? Doveva, dovevamo correre il rischio. Ed infine, ma questo è un mio pensiero, ed il mio rispetto per la sua decisione resta massimo, doveva restare e affrontare l’accanimento e la persecuzione giudiziaria di cui fu oggetto.