Davigo perde ancora, questa volta contro gli avvocati napoletani, ma in compenso batte Ruotolo tre a zero. Cosa vuol dire? Che finora il presidente della seconda sezione della Cassazione, nonché componente togato del Csm, non si è mai tirato indietro di fronte a un duello pubblico sulla giustizia. Compreso l’ultimo di ieri a Napoli. Ruotolo, al contrario, non ha mai raccolto il guanto di sfida lanciato dagli altri candidati alle suppletive per il Senato di domenica prossima. Ancora ieri, Il candidato della sinistra ne ha saltato un altro, organizzato da Il Mattino, indifferente all’idea della poltrona lasciata vuota davanti alla web-camera.
Il confronto tra il magistrato e il giornalista balza agli occhi proprio perché, dopo quelli con Giandomenico Caiazza, presidente delle Camere penali, e con Maria Elena Boschi, Davigo ha accettato il suo terzo duello, forse il più difficile: dal vivo, fuori da uno studio televisivo, davanti a un pubblico di addetti ai lavori, con un pezzo consistente di un’avvocatura che ha De Marsico, Porzio, De Nicola e Leone come maestri. Si dirà che il magistrato che oggi meglio esprime lo spirito delle Procure e che il giustizialismo nostrano vede come suo leader naturale, non è un politico, sebbene a molti dia l’impressione di comportarsi da tale, e che non ha le stesse convenienze da coltivare di un candidato. È vero.
Tuttavia, la democrazia è la democrazia, e se ci credi – e questo vale per Ruotolo – non puoi evitare uno dei suoi riti fondativi: il confronto con l’avversario, che poi altro non è che il suo riconoscimento e quindi la sua legittimazione. Al contrario del candidato scelto dalla sinistra, dunque, Davigo delegittima nel confronto, come quando dice che gli avvocati sono difensori di imputati e di impunità, o quando, come ieri, usa retoricamente i casi singoli per trarne conclusioni assolute e azzardate, ma comunque non scappa. C’è quindi la questione del coraggio, che è un’arma in più per chi va in battaglia, pur non essendo una garanzia di successo, tanto è vero che da Ettore in poi la storia è piena di coraggiosi che ci hanno rimesso le penne.
Ruotolo lo ha dimostrato contro i camorristi, ma paradossalmente non contro i suoi avversari politici. Davigo ha dato prova di averne abbastanza. Ciò nonostante, per la terza volta consecutiva, ieri ha avuto la peggio. E come poteva sperare di vincere se, oltre agli argomenti stranoti sulla prescrizione, ieri è arrivato a dire anche che le carceri italiane non sono affatto sopraffallate, e che gli extracomunitari preferiscono rimanerci, piuttosto che tornare nei paesi di provenienza? È pur vero che Davigo partiva in svantaggio: da solo contro tutti, o quasi. Ma a Napoli hanno duellato le idee. E hanno vinto sono quelle che rimandano a una giustizia mite e ragionevole; le stesse a cui ha dato forza e autorevolezza la presidente della Corte Cistituzionale Marta Cartabia.