Confido sul fatto che i Caetani (Gaetani, Cajetani) sono nobilissimi, certo, ma sono anche ‘vendicativi’: penso al primo Duca Giovanni (877-915) che ebbe la forza di cacciar via i Saraceni da Gaeta, ma penso anche a Benedetto che ebbe l’ardire di costringere Celestino V a rinunciare al pontificato. D’accordo, è successo tanto tempo fa, ma spero che da qualche parte lo spirito ‘caetanino’ possa abbattersi a mo’ di fulmine di Zeus sulla testa dei responsabili (chiunque essi siano) di cotanto scempio: la miseranda condizione in cui versa il quasi diruto Palazzo Ducale di Piedimonte Matese.

Eppure … eppure, stiamo parlando della grande storia cólta del Mezzogiorno giacché i Gaetani furono molto sensibili alle Arti e munifici mecenati. Fu Aurora Sanseverino, moglie di Niccolò Caetani, a volere un teatro all’interno del Palazzo, fu Aurora che volle alla sua ‘corte’ piedimontese poeti, scrittori, musicisti, pittori di gran vaglia. Sappiamo da un’epistola del tipografo Michele L. Muzio che il Palazzo era ricco di quadri del Vasari, Guido Reni, del Perugino, Salvator Rosa, Luca Giordano, del Guercino, Tiziano, Caravaggio, Annibale Carracci, Paolo Veronese, Mattia Preti, Antoine van Dick e Peter Paul Rubens, ma qui operarono anche allievi di Belisario Corenzio e del Solimena.

Poteva mancare un grande musicista? No, certo e, infatti, qui venne Handel che Aurora Sanseverino aveva conosciuto a Napoli. Pare che il testo della Cantata profana Nel dolce tempo sia proprio di Aurora che era, con il nome di Lucinda Coritesia, membro dell’Accademia Arcadia di Roma. Questa grande, prestigiosissima storia oggi è ridotta a pietre ancora organizzate sì da far muro, le mura del gran Palazzo, ma che, a guardarle, hanno sempre più l’aspetto di pietre che vogliono scappar via tale è lo stato di abbandono, figlio dell’incolto disinteresse, parente diretto della barbarie.

Intorno al gran Palazzo si consumano ‘normali’ spartizioni ereditarie, ‘normali’ beghe familiari, il disinteresse di fatto della Città e delle sue Istituzioni. Non tutte, d’accordo, non tutte se è vero che nel corso dell’ultimo decennio l’on. Carlo Sarro, già Sindaco della Città, si è molto impegnato perché arrivassero fondi molto cospicui dal Governo, dalla Regione, dalla Provincia (comproprietaria del Palazzo) e ancora se è vero che l’on. M. del Sesto si è impegnata per l’arrivo di 500.000 euro da parte del Mibact, quasi bruscolini, ma benedetti bruscolini a fronte dei problemi che ormai presenta lo storico edificio.

Mi chiedo, anzi, la domanda sorge spontanea: dove sono finiti tutti questi soldi? Parliamo di alcuni milioni di euro … Qualcuno sa e, dunque, ci dica, al di là delle chiacchiere, quale ruolo ha giocato in questi anni tristi (per il Palazzo Ducale) la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dopo, per esempio, l’ennesimo ‘tavolo tecnico’ messo in campo lo scorso anno presso la Casa Comunale di Piedimonte. L’on Del Sesto proclamava allora a gran voce di aver spronato gli interlocutori (tecnici della provincia, della regione e della soprintendenza, nonché i consiglieri provinciali, lo stesso sindaco ed i rappresentanti delle associazioni culturali) a prendere «impegni sostanziali per porre in essere azioni immediate e significative per la salvaguardia dello storico edificio, che versa in stato di grave degrado». La proposta? «Spingere la regione a concedere un finanziamento immediato … con fondi POR FESR 2014-2020, che possa almeno consentire di completare i lavori di rifacimento delle coperture, nonché di inserire un sostanziale progetto di restauro e valorizzazione in quello successivo 2021-2027». “Gentilmente” i tecnici della regione hanno evidenziato che un altro canale di finanziamento potrebbe essere connesso all’inserimento dell’area matesina nel progetto di sviluppo delle aree interne (progr. 2021-2027). Anche il delegato del Parco Regionale del Matese si è impegnato a verificare possibili linee di finanziamento per la riqualificazione del palazzo ducale nell’ambito dei fondi stanziati per il Parco Nazionale, ma mi corre obbligo di ricordare che, intanto, quest’anno il Parco Regionale ha ricevuto in toto solo 50.000 euro per sopravvivere. Il Sindaco Di Lorenzo, infine, si è impegnato a verificare la possibilità di richiedere in tempi brevi un finanziamento regionale stralciando da un progetto esecutivo, disponibile presso l’ufficio tecnico comunale, un lotto di lavori per l’urgente messa in sicurezza dello storico edificio. Fine della puntata? O no? Il Riformista è pronto a pubblicare tutti gli aggiornamenti, purché documentati, ovviamente, e senza «è colpa di …»