Questo paesaggio nasconde il suo senso, ma ne ha uno che si vorrebbe individuare: dovunque io guardi, leggo parole o cenni di parole, ma non so dove cominci la frase che scioglie l’enigma, se essa va letta a cominciare di qua o di là. Così Nietzsche sentiva il paesaggio, specchio della relazione tra il nostro mondo interiore e la Natura che diventa sensazione di pace ed equilibrio interiore. Quante volte siamo alla ricerca di equilibrio e lo facciamo istintivamente guardandoci intorno? Napoli sembra confermare l’enigma del filosofo tedesco, di qua o di là, ti fa solo girare la testa, perché cambiare punto di vista non muta la percezione del paesaggio urbano, densamente antropizzato e sporto sul mare. Intanto lo sguardo va in alto e istintivamente cerca spazio ruotando il corpo su se stesso e incontra la collina, va su verso Sant’Elmo. Spalle al mare, puntando in alto è evidente la cornice di verde che appare al di sotto del Castello e della Certosa di San Martino, sulla linea che guida il camminamento dei monaci certosini verso Vigna San Martino, tutto quel che resta dell’estensione delle terre dei padri Certosini.

Il territorio di pertinenza della Certosa si estendeva fin giù alla Riviera di Chiaia, includendo l’area concessa, nel Rinascimento, alla nobile famiglia d’Avalos per costruirvi la loro aristocratica dimora, completamente circondata di giardini e con un impianto originario differentemente orientato. Noto anche come Palazzo del Vasto, Palazzo d’Avalos subisce varie trasformazioni, infine allinea il prospetto sulla nuova via dei Mille, e si munisce dell’attuale cancellata (opera tardo Ottocentesca di Achille Pulli) con ingresso su strada, per aderire alla trasformazione urbana che si va compiendo in quegli anni, con la costruzione di eleganti palazzi in stile Liberty, a cominciare da via Filangieri. Attualmente in pessime condizioni manutentive e bisognoso di restauro, il prestigioso Palazzo d’Avalos è ormai destinato ad una totale trasformazione degli ambienti, mortificando quel che resta della sua nobile storia. Sopravvive all’interno, pur nelle trasformazioni subite nei secoli, ancora un giardino, “il giardino delle camelie”, unico esempio in zona di giardino ornamentale annesso a un edificio privato. Giardini ornamentali, sull’ingresso da vico Vasto, sono descritti fino a metà Ottocento, ricchi, stando alla pianta redatta dallo Schiavoni nel 1880 dove risultano nominate, di alcune specie di piante di accertato valore botanico e storico. Uno dei giardini, con un salto di quota che supera in taluni punti i 14 m., risale, come si nota dall’imposta di alcuni elementi colonnati, al periodo certosino, dunque antecedente l’alienazione da parte dei monaci. Esistono comunque progetti già approvati dalla Soprintendenza, non resi esecutivi in assenza di fondi destinati a privati (un tempo attivate come “pratiche a contributo”, finanziamento partecipato in quota a Beni già sottoposti a vincolo), per la ricostruzione dei giardini su disegno originario dello Schiavone (1880) con piante aromatiche e agrumi. Si auspica che i nuovi proprietari prestino attenzione al recupero di un bene tanto prezioso quanto raro come il verde urbano.

In effetti la collina al tempo in cui veniva costruito Palazzo d’Avalos appariva per la maggior parte verde, non rientrando tra le mura urbane, aperte solo dopo Carlo di Borbone verso il Borgo di Chiaia. La Certosa di San Martino (XIV sec. primo quarto) fu consacrata nel 1368 nel punto più alto della collina, per volere degli Angiò, negli stessi anni in cui nasceva il castello di Belforte, poi Sant’Elmo, dentro un’area boschiva. All’interno del complesso, che ha subito molte trasformazioni e abbellimenti nei secoli, insistono chiostri monumentali, dei quali il Chiostro dei Procuratori non ha piantumazioni, mentre il più noto, quello del Fansago o Chiostro Grande con il cimitero dei monaci, conserva basse siepi e poche essenze arboree. Dai giardini pensili, attraverso il Chiostro del Priore, si accede da una scala “a calicò”, opera di Cosimo Fansago, alle vigne della Certosa con le 14 stazioni della via crucis inserite lungo il muro del percorso. I giardini pensili, bene di interesse storico artistico dal 2010 e restaurati nel 1970, sono degradanti sulla collina e si estendono per sette ettari di superficie con scenografie di gusto barocco. Il più prossimo al quarto del priore ha avuto funzione di hortus conclusus con piante di erbe mediche per la farmacia certosina, mentre il ripiano intermedio, ovvero l’orto del priore, è arricchito da un pergolato settecentesco. Ai piani inferiori si estendono le vigne dei monaci, con sentieri e terrazzamenti, mura di sostegno e un sistema idraulico molto articolato con piccoli edifici costruiti ad utilizzo del lavoro agricolo. Il vitigno, invero inselvatichito, conserva l’antico ceppo e l’uva che si stende sui pergolati del camminamento dei monaci non ha alcun utilizzo, e solo raramente è consentito raccoglierne i grappoli durante visite organizzate a tema.