Perché tanto accanimento de il Riformista contro il partito Demo-Dema, cioè contro il Pd + Dema, l’associazione del sindaco di Napoli? Ce lo chiedono in tanti – oggi anche il filosofo Giuseppe Cantillo nelle pagine delle idee – e tutti in nome del principio di realismo. In sostanza: come fate a non capire – ci dicono – che bisogna unire le sinistre per isolare Salvini, rinviare a dopo il voto i distinguo, e ricordare che l’ottimo può essere nemico del bene? Sennonché, Salvini può diventare l’alibi perfetto per autoassolversi, per non vedere i troppi cedimenti accumulati nel corso del tempo. Il che sarebbe come proteggersi dal mostro mettendosi in gabbia. Ed è appunto ciò che sta succedendo al Pd. Politicamente, perché in nome del realismo antileghista si rintana a sinistra, mentre per scelta autolesionista lascia grandi spazi di libertà al centro. Culturalmente, perché non libera Napoli dalla prospettiva angusta in cui si è cacciata, quella di una grande periferia urbana buona per i registi delle fiction e i professionisti della marginalità, con un turismo non governato che prima o poi consumerà il patrimonio che lo alimenta.

Nel caso napoletano, la sindrome demodema si manifesta a partire dal 2011, finita l’epoca di Bassolino. È da allora che il Pd comincia a cambiare pelle, trasformandosi in un partito formalmente all’opposizione del nuovo sindaco, ma in realtà intimidito e soccombente. Il primo grande cedimento c’è stato sul fronte delle politiche ambientali. Scottato dalla crisi dei rifiuti, dopo aver accettato la costruzione dell’impianto di Acerra, il Pd non ha avuto la forza di sostenere ulteriormente la tesi dello smaltimento per via industriale. Così ha prima tollerato e poi fatto sua la soluzione delle misure alternative, della differenziata spinta, in concreto mai realizzata, e del riciclo assoluto, rivelatosi impossibile. Risultato: spendiamo cifre blu, portiamo in giro i nostri rifiuti, inquiniamo il mondo intero, e non abbiamo risolto il problema.

Perfino Vincenzo De Luca che nella soluzione industrialista credeva, eccome, (diceva che era un imbecille chi si opponeva agli inceneritori) alla fine si è piegato alle suggestioni edeniche. Da qui alla prospettiva della decrescita felice, di un Sud “lento” e di sinistra da contrapporre a un Nord “stressato” e leghista, il tratto è stato breve. E infatti anche il Pd, in più di un’occasione, ha abbracciato questa visione, passando con disinvoltura dalla sponda meridionalista a quella sudista: più soldi e più incentivi; non più politiche innovative; e mai una riflessione vera (come pure chiede Cantillo) sugli schemi e i pregiudizi socio-economici da rompere. Per dire, si è mai discusso seriamente del rapporto tra salari, produttività e costo reale della vita? Allo stesso tempo, a Napoli si è mai posto come centrale il tema di una città senza alcuna politica capace di organizzare residenze, servizi e aree produttive, con quartieri poveri diventati sempre più poveri e quartieri ricchi in cui è cresciuta solo la rendita?