Barbara Feluca, sport performance coach e team coach. Fa parte dell’European Professional Coaching Association. Lavora con professionisti del basket maschile e femminile, calcio e tennis. Con aziende e società sportive.

Quale fragilità si nasconde dietro al risultato del Napoli?
«Dall’esterno sembra che manchi la cultura societaria. Il presidente del Napoli è un bravo uomo d’azienda ma concentrato a ottenere solo il risultato economico. Questo ha conseguenze sui giocatori. Quando la squadra vede che l’importante è che ci siano i conti a posto, viene percepito e si riflette sul campo».

La tendenza di Gattuso ad assumersi ogni responsabilità è un atteggiamento favorevole o controproducente?
«Gattuso lo fa con intenzione positiva. Lui vuole liberare i giocatori da questo peso. Loro hanno paura. Dall’altro serve che qualcuno in campo, come fa Gattuso fuori, si assuma le proprie responsabilità. L’allenatore non può fare magie dalla panchina. Manca una leadership forte in campo, un vero capitano».

L’ammutinamento e le multe quanto hanno inciso e incidono sul rendimento?
«C’era qualcosa già prima. Ora si vedono sono i sintomi, non la causa. Il vero problema è più in alto. Manca lo spirito di cuore della società. Le punizioni non risolvono le problematiche».

Cosa avrebbe dovuto fare la società?
«Rimedi in così breve tempo è difficile trovarne. Non si può dare una soluzione dall’esterno senza vivere lo spogliatoio. Se resterà l’allenatore del Napoli, Gattuso dovrà pretendere una cultura diversa. Non si può stare alle decisioni estemporanee di un presidente che cambia idea. Loro così non sono lì per vincere ma per portare il conto in banca e tutto questo non dà motivazioni ai giocatori. Un giocatore gioca per la gloria, non per i soldi».

Avere un obiettivo da portare a termine può aiutare nell’evoluzione?
«Serve un obiettivo chiaro. Non si capisce se l’obiettivo è la Coppa Italia, se sono stati gli ottavi di Champions. Dal punto di vista motivazionale, non ho mai sentito dire che sono forti e si vuole vincere una competizione. Serve già un obiettivo per l’anno prossimo. Bisogna piantare i semi per raccogliere frutti».

Quindi la squadra riflette tutto questo?
«Secondo la mia disciplina, non sono i sintomi il problema, ma sono a livello superiore. Gattuso fa ciò che può a livello tecnico. Avverto una crepa tra società e squadra. Ed a lungo termine questo va sanato».

In che modo?
«Il presidente dovrebbe cedere su alcuni punti. Se per lui conta solo l’aspetto economico, dovrebbe delegare ad altri l’aspetto sportivo e della cultura societaria. Le grandi società hanno una cultura, con una missione chiara e questo manca al Napoli. Hanno tutte uno staff di mental coach già dalle giovanili. La testa di un giocatore non la cambi quando hanno già vent’anni, ma si forma quando sono bambini».