Bettino Craxi non è morto e vive in mezzo a noi. È questo il primo pensiero che mi assale dopo tutto il clamore che il film Hammamet di Gianni Amelio e le celebrazioni dei 20 anni dalla morte hanno suscitato nell’opinione pubblica.
I motivi di tutto questo vociare sono semplici. Il primo è che non sono mai state scritte parole di verità su una stagione tragica del nostro paese, quella di tangentopoli e, oserei dire, della distruzione scientifica e militare di una classe politica seria , preparata e che si faceva rispettare a livello internazionale.
Il secondo motivo è la totale incapacità politica ed amministrativa della nostra classe dirigente a tutti i livelli. Una rivalutazione della politica vera e delle persone competenti è ricercata, spinta, voluta da ampi settori della società civile. Proprio quella società civile che, con fare squadrista, lanciò le monetine fuori dal Raphael come simbolo del disprezzo della politica e del suo massimo rappresentante.
Craxi vive in mezzo a noi perché i social sono pieni dei suoi discorsi, delle sue previsioni, delle sue denunce su temi attualissimi e a cui i nostri politicanti del terzo millennio non riescono a dare risposte adeguate, se non quelle della propaganda, a sinistra come a destra.
Credo che sia venuto il momento di riprendere a parlare di politica, quella vera che, quando ero giovanissimo, mi dicevano i miei maestri, doveva trovare soluzioni ai problemi, non solo per la vita quotidiana ma anche in prospettiva, per capire quali debbano essere i cittadini del futuro.
In italia, come a Napoli, ancora una volta si assiste ad uno spettacolo pietoso. Incompetenza ed approssimazione la fanno da padrone, spendendo fiumi di parole su questioni di mero potere a vantaggio, forse, dei cosiddetti populisti, che non danno mai una soluzione a quelli che sono i problemi veri. A Napoli, per esempio, la disoccupazione, la chiusura di molte fabbriche di eccellenza, la carenza di servizi da offrire ai turisti, sono solo alcuni dei temi che dovrebbero essere affrontati ventre a terra per sconfiggere quel fenomeno che si chiama camorra o per lo più, lasciatemelo dire, delinquenza comune perché ormai di questo si tratta.
Impegnarsi per l’Italia e per Napoli diventa un obbligo per molti che sono stati fuori dai giochi in questi ultimi anni ed è quello che si sente in giro, si respira un aria di riscatto e di voglia di fare con la nascita di tante associazioni composte da professionisti ed imprenditori stanchi di essere illusi dai soliti masaniello di turno in un paese che parla tanto di rinnovamento e che non riesce affatto a rinnovarsi anzi l‘unica cosa che riesce a fare è non stare al passo con i tempi.