La questione rimborso viaggi non si è placata anzi si fa più scottante. La domanda è sempre la stessa: i consumatori che hanno prenotato i viaggi o i pacchetti turistici, versando un acconto, hanno diritto al rimborso in denaro delle somme anticipate? C’è la possibilità che presto arrivi una brutta sorpresa per i consumatori!
“In particolare – precisa Carlo Claps, presidente Aidacon consumatori – la questione nasce dall’interpretazione che gli operatori del settore turistico hanno dato a quanto disposto dalla normativa varata per l’emergenza coronavirus ed in particolare dall’’art. 28, comma 5 del decreto legge n. 9 del 2 marzo 2020 che ha previsto, in caso di annullamento del viaggio, da parte del viaggiatore, a seguito dell’emergenza suddetta, che il rimborso “può essere effettuato mediante emissione di un voucher di pari importo da utilizzare entro un anno dall’emissione”. A questo punto, gli operatori turistici hanno iniziato a rimborsare i turisti solo ed esclusivamente attraverso l’emissione del voucher, senza mai offrire l’alternativa del rimborso in denaro. Riteniamo che ciò sia in netto contrasto con la normativa comunitaria, fatta propria dal nostro ordinamento, che è chiaramente orientata per il “favor consumatoris” nonché con la più recente Direttiva CE 2015/2302 che obbliga l’organizzatore del viaggio a garantire al consumatore il rimborso integrale di quanto pagato, senza addebito di penali”.
Cosa potrebbe accadere adesso?
“Il pericolo che incombe, continua Claps, è che se dovesse passare il decreto legge, licenziato dal Senato ed attualmente in corso di esame presso la Camera dei Deputati, verrebbero stravolti i più elementari diritti dei viaggiatori indicati nel Codice del Turismo e nella normativa comunitaria, vigente in materia. E’ necessario, invece, dare la possibilità di scelta al consumatore, il quale, in primo luogo, in caso di offerta del voucher deve avere la possibilità di poterlo sfruttarlo in un tempo più ampio rispetto ai dodici mesi previsti e prevedere anche l’ipotesi di ottenere il rimborso in denaro. Se la situazione non dovesse cambiare, difenderemo i consumatori in tutte le sedi giudiziarie competenti e se necessario, anche dinanzi alla Corte di Giustizia Europea”.