Shi Yang Shi non se l’aspettava. Lo scrittore cinese italiano e buddista era stato convocato domenica sera da Massimo Giletti su La7 per appellarsi contro il razzismo xenofobo che colpisce in questi giorni la sua gente. Il corto circuito fra paura del coronavirus e ripulsa per i figli del Dragone sta facendo danni gravi. Economici, a carico di ristoranti tipici e negozi delle nostre varie chinatown. Civili, con una crescente discriminazione ai danni della comunità cinese in Italia che colpisce addirittura i bimbi con gli occhi a mandorla che studiano nelle nostre scuole.

Emblematico il caso di un istituto comprensivo di Telese Terme, nel Beneventano, dove la preside è stata costretta a inviare una nota ai genitori dei compagni di classe di una bambina appena rientrata dalla Cina. Non solo: per non alimentare il caos, scatenato dalle false notizie circolate nel corso dei giorni, il papà e la mamma della piccola hanno preferito tenerla a casa e privarla delle lezioni. C’ero anch’io, a “Non è l’Arena”, per chiarire che al momento l’epidemia in Italia non c’è e che nessuna etnia presente sul nostro territorio ne risulta portatrice.

L’ho detto, ma ho capito che non era sufficiente. Serviva un gesto concreto. Mi sono alzato, ho invitato Yang in mezzo allo studio e l’ho calorosamente abbracciato e baciato sulle guance, invitando tutti a fare lo stesso con conoscenti e commercianti asiatici. Massimo ha gradito e si è subito unito nel gesto di solidarietà. Ai tempi della psicosi per l’Aids il compianto Fernando Aiuti fece di più baciando sulla bocca una ragazza sieropositiva. Ha fatto scuola. Contro paura, aggressività e pregiudizio le parole non bastano. Un abbraccio è meglio.