“Difendere l’ambiente sarà ancora più importante in futuro per prevenire il diffondersi delle epidemie. Per questo motivo il nostro centro studi sta coordinando il lavoro di vari soggetti per valutare l’impatto dell’inquinamento nell’attuale drammatica situazione”, lo ha dichiarato il presidente del Centro studi internazionale Ambiente e territorio Antonio Tosi, già direttore generale di Arpac Campania.

“Le condizioni di blocco del traffico veicolare e sospensione delle attività industriali stanno creando circostanze uniche oggi da studiare per comprendere l’evoluzione dell’inquinamento nelle nostre città. Ma appare già evidente la netta differenza tra Nord e Sud mettendo a confronto i dati delle Arpa regionali. Non ci sono ovviamente ancora tutti i dati scientifici necessari a dare indicazioni definitive ma molti indicatori lasciando intendere come l’inquinamento abbia certamente avuto un ruolo nell’aggravare l’epidemia in aree fortemente inquinate come la Lombardia mentre nel Mezzogiorno la situazione sia certamente meno aggressiva. Vanno sottolineati in particolare i dati relativi alle concentrazioni di polveri sottili e ossidi di azoto. Tuttavia queste variazioni sono diverse per ciascun inquinante e risentono delle condizioni meteorologiche molto variabili del mese di marzo. Il monossido di azoto si è ridotto del 50 per cento così come sono diminuite le concentrazioni di biossido di azoto. La riduzione delle concentrazioni di questo inquinante risultano particolarmente marcate a Napoli, dove ha inciso di più la contemporanea contrazione di traffico navale e aereo, oltre che delle attività produttive. Le condizioni di instabilità atmosferica registrate nella prima metà di marzo, e negli ultimi giorni, hanno favorito anche la dispersione delle polveri sottili. Invece, quando la situazione meteo è stata caratterizzata da condizioni poco dispersive, si sono registrate concentrazioni elevate di PM10, persino con sforamenti del limite di legge giornaliero, nonostante la consistente riduzione del traffico veicolare. Inoltre bisogna considerare che una aliquota significativa del PM10 presente in atmosfera deriva dal settore del riscaldamento civile le cui emissioni potrebbero addirittura essere aumentate a seguito delle restrizioni”. E’ la spiegazione di Antonio Tosi.

“Da un lato è assolutamente indubbio che i virus proliferano e resistono in ambienti confinati, a temperatura costante, meglio se bassa. Perché ci si possa contagiare è necessario non solo che il soggetto venga a contatto attraverso le vie respiratorie con particelle di virus, ma che queste siano in quantità sufficiente da poter superare le naturali barriere di protezione dell’organismo e quindi indurre la malattia. Quindi, ambienti chiusi come gli ascensori, luoghi affollati, vicinanza di persone con contatti diretti, piscine coperte, riunioni con partecipazione numerosa sono di sicuro situazioni in cui il contagio può avvenire con elevata probabilità. Viceversa, il PM 10 può essere sicuro veicolo di trasporto del virus e in situazioni meteo in cui è garantita una elevata umidità dell’aria e le temperature non sono estreme può essere veicolato anche a distanze notevoli. Quando parliamo di contaminazione virale a distanza la fonte di contaminazione in questo caso è data dalle singole emissioni di droplet, dai singoli starnuti delle persone, quindi estremamente ridotte sono le probabilità di generare a distanza quantità sensibili di particolato contaminato in modo da essere un elevato rischio per la salute umana. Piuttosto, si può notare come zone con alta incidenza storica delle concentrazioni di particolato atmosferico abbiano popolazione con maggiore incidenza di malattie polmonari o predisposizione verso queste, e, quindi su tali popolazioni il virus attecchisce più facilmente così come su organismi più sensibili porta a conseguenze peggiori”, sottolineato il professor Marco Trifuoggi, Università degli Studi di Napoli Federico II – Laboratorio ACE-Analytical Chemistry for the Environment CeSMA-Centro Servizi Metrologici e Tecnologici Avanzati).
Al contempo la tutela della risorsa mare appare determinante in una generale migliore condizione ambientale che favorisce una difesa naturale dalla diffusione delle epidemie. Questione rimarcata in particolare modo da numerose associazioni ambientaliste come Marevivo.
“Nonostante l’emergenza sanitaria in corso”, dichiara il Commissario straordinario Arpac Stefano Sorvino, “l’Agenzia continua a garantire il monitoraggio e la valutazione della qualità dell’aria. Le attuali restrizioni creano condizioni uniche che in futuro ispireranno senz’altro studi scientifici. Perciò è importante garantire in questi giorni la disponibilità di dati in Campania, regione che ospita l’area metropolitana più densamente popolata d’Italia. Ad ogni modo va rimarcato che i dati di questi ultimi giorni sono confortanti almeno per quanto riguarda il livello di inquinamento che i cittadini campani devono affrontare. Su questi aspetti sono in corso ulteriori approfondimenti, anche tramite l’utilizzo della modellistica meteo e di qualità dell’aria, i cui risultati – conclude Sorvino – saranno tempestivamente comunicati al pubblico”.
La dimostrazione di quanto i nostri comportamenti incidano sul benessere naturale è venuta da questo periodo di inattività che, con il rallentamento produttivo, ha evidenziato un calo consistente degli agenti inquinanti nell’aria e nelle acque. Per esempio nei fiumi è ritornata la limpidezza delle acque come quelle del rivolo Cavaiola, un affluente del fiume Sarno, che prima dello stop dovuto al distanziamento sociale, era colmo di veleni industriali e plastica. Sono segnali che non si possono ignorare. Marevivo con un Appello al Parlamento del 23 marzo 2020 ribadisce quanto sia importante approvare leggi che contemplino azioni concrete per la protezione dell’ambiente, per contrastare i cambiamenti climatici e per favorire una economia circolare che consenta la sopravvivenza della specie umana sul pianeta, ha osservato Ludovica Bracci Laudiero, Marevivo Delegazione Campania mentre il presidente Rosalba Giugni ha sottolineato: “Se l’ambiente si riprende rapidamente appena le nostre attività usuali sono sospese, significa che siamo anche noi un patogeno per il resto della natura, proprio come il virus lo è per noi. Il vaccino per il pianeta è la neutralizzazione dei nostri impatti. Riscopriamo la bellezza della nostra umanità con una vita meno frenetica, cerchiamo di esercitare, dove possibile, il nostro lavoro in remoto usando le tecnologie che già abbiamo e investiamo per la ricerca di nuovi metodi che ci consentano di sviluppare la nostra creatività e la nostra economia in maniera sostenibile per il Pianeta e per tutte le creature che lo abitano. Ricordiamoci che sono loro a rendere possibile la presenza dell’uomo sulla Terra e naturalmente cominciando da Madre Mare”.