Dopo una serie di mosse interlocutorie, il governo Conte ha tentato di evitare il diffondersi del fenomeno epidemico Covid-19 e il propagarsi del contagio. Lo ha fatto emanando una serie di provvedimenti tesi ad isolare quelle parti del Paese, ormai note a tutti, nelle quali si erano manifestati i focolai più aggressivi. Nei fatti, però, la sconsiderata fuga di notizie relativa alla chiusura delle ex-zone rosse ha provocato un esodo di massa, in prevalenza dalla Lombardia alle regioni meridionali, che ha a sua volta determinato le condizioni per una potenziale diffusione dell’epidemia su tutto il territorio nazionale.

Ciò ha dimostrato una scarsa attenzione alle conseguenze che si sarebbero inevitabilmente determinate di fronte al provvedimento restrittivo che si stava per configurare. Il successivo decreto, riferito alle regioni del Nord come a quelle del Sud, ha esteso i confini del problema aggravando ancora di più il sostanziale isolamento dell’Italia rispetto agli altri Paesi. L’Italia rischia un embargo totale per le conseguenze di scelte approssimative e divulgate intempestivamente. Con ricadute, in particolare, sul piano economico, che si preannunciano gravissime, se non catastrofiche. Le conseguenze di questa emergenza, come sottolineato più volte dal Riformista, provocheranno un mutamento radicale dello stile di vita degli italiani con un inevitabile aumento del tasso di povertà a carico sia delle generazioni attuali sia, inevitabilmente, di quelle successive.

Tutto quanto si è verificato in questi ultimi due mesi sul piano della gestione della crisi generata dall’epidemia del Coronavirus ha le sue radici nelle sciagurate politiche che, sul piano sanitario, hanno prodotto da anni disparità enormi di risorse disponibili tra le regioni settentrionali e quelle meridionali. Sono state fatte scelte politiche che hanno indebitamente favorito il Nord rispetto al Sud del paese sia sul piano delle risorse finanziarie, sia su quello della distribuzione dei posti letto. Il sistema settentrionale ‘virtuoso’ si trova adesso in notevole difficoltà nell’affrontare questa emergenza.

Se malauguratamente il fenomeno Covid-19 dovesse abbattersi in egual misura anche sul Meridione le conseguenze potrebbero essere disastrose vista la drammatica carenza di personale e di posti letto di terapia intensiva nella grandissima parte delle strutture ospedaliere del Mezzogiorno. Tale situazione di carenza ha radici lontane. L’atavica assenza di scelte programmatiche per la sanità in regione Campania a causa del commissariamento non ha fatto altro che determinare tagli lineari sproporzionati ed indiscriminati senza tener conto di una programmazione legata alle esigenze territoriali.

Da ciò derivano le conseguenti difficoltà nel dare risposte alla domanda di salute della collettività, poiché la già carente organizzazione sul territorio, si è aggravata con la concentrazione sul fronte emergenziale delle figure professionali ambulatoriali. Sarebbe auspicabile pertanto la creazione di una figura di coordinamento – penso a un assessore alla Sanità di cui da anni si avverte la mancanza – per tutte le risorse sanitarie regionali e non solo per l’organizzazione di una risposta efficace all’eventuale incremento della patologia virale. Ma non solo. Il problema non è solo regionale. Probabilmente, in futuro la sanità nazionale dovrà essere riorganizzata in modo più omogeneo soprattutto in previsione delle contingenti perdite economiche conseguenza di tale emergenza sanitaria. La risposta dovrà pertanto essere politica, prevedendo – nell’ambito delle funzioni di indirizzo e controllo spettanti allo Stato – un reale ed efficace coordinamento tra le regioni teso a rendere omogeni i livelli di prestazione sull’intero territorio nazionale e bilanciare, nel loro insieme, i livelli essenziali di assistenza.