Il caso della giudice rientrata lunedì scorso dalla settimana bianca in una località sciistica del Nord e ora risultata positiva al coronavirus ha creato un nuovo allarme nel Palazzo di Giustizia con la conseguenza che un’intera sezione, la nona del Tribunale civile, è stata chiusa e i componenti della sezione, tra cui otto giudici e il personale di cancelleria, sono in quarantena a scopo precauzionale. La notizia ha creato nuova preoccupazione, benché le misure di sicurezza per contenere ulteriori contagi nella cittadella giudiziaria e adeguarsi alle direttive del decreto del governo siano state già adottate nei giorni scorsi e ulteriori iniziative sono state decise ieri, prevedendo possibilità di lavoro da remoto non solo per i magistrati ma ora anche per la polizia giudiziaria. Gli unici, al momento, a essere più allarmati e chiedere ancora maggiori tutele sono i dipendenti giudiziari, il personale amministrativo.

“Perché non si consente anche a noi di accedere a forme di lavoro agile?” si chiedono, ritenendosi esclusi da queste opzioni di lavoro alternative e di conseguenza più esposti al rischio contagio. In un documento, indirizzato al procuratore Giovanni Melillo, al dirigente amministrativo e al Dipartimento organizzazione giudiziaria, i dipendenti giudiziari della Procura di Napoli hanno chiesto che sia valutata la loro proposta. “Sono state diramate le linee guida ministeriali riassunte in dieci punti ai quali ci stiamo scrupolosamente attenendo per quanto di competenza – sostengono i dipendenti amministrativi – ma non appaiono affatto sufficienti a prevenire il contagio in questi uffici quotidianamente e costantemente a contatto con terzi”.

Con questa premessa hanno chiesto che venga adottata, anche nei loro confronti, la possibilità di una diversa modulazione del lavoro proponendo turni settimanali per far sì che negli uffici sia garantita la presenza di un presidio con un numero di dipendenti minimo ma sufficiente ad assicurare le attività urgenti e una collaborazione qualificata ai magistrati. Intanto il procuratore Melillo ha diramato una nuova circolare stabilendo la sospensione dei termini per atti di procedimenti penali e indagini preliminari fino al 22 marzo e interrogatori con detenuti e persone sottoposte a misure cautelare solo in videoconferenza fino al 31 maggio. Quanto agli avvocati hanno deciso di sospendere l’astensione dalle udienze in seguito alle nuove disposizioni contenute nel decreto del governo e molti di loro si stanno attrezzando con Skype e dirette WhatsApp per comunicare con i propri assistiti in modo da non doverli ricevere in studio. È la nuova difesa in tempi di coronavirus.