«Nei comuni ormai lavoriamo come nei front office. Personalmente ricevo un centinaio di messaggi al giorno da parte di cittadini che mi indicano casi sospetti». Ciro Buonajuto, sindaco di Ercolano (partito Italia Viva) parla della gestione del caso del Coronavirus in questi giorni di paura e di ordinanze poco dopo una riunione presso la ASL Napoli 3 Sud. «Il direttore generale – spiega – ha elencato i provvedimenti che si sono succeduti da parte della regione Campania. E abbiamo fatto il punto della situazione: ormai è chiaro che il dipartimento di prevenzione debba essere il destinatario di tutte le comunicazioni per ogni comune rispetto a soggetti che potrebbero essere stati contagiati». La riunione ha messo insieme i sindaci dell’area.

E questo aspetto, dopo gli incontri convocati dal governatore Vincenzo De Luca, aveva attirato delle critiche. Quelle del deputato Antonio Pentangelo (Forza Italia), per esempio, che aveva fatto notare come fosse in qualche modo fuori luogo riunire tante persone, nei giorni del virus, per comunicazioni che avrebbero potuto viaggiare anche via mail. «La polemica – replica Buonajuto – è sterile oltre che miope in questo momento. Credo che momenti di condivisione delle difficoltà non possano che fare bene».

Ma quindi, tra frecciatine e smentite, ordinanze in ordine sparso e caos, come sta funzionando il coordinamento tra Governo, Regioni e Comune? «Le misure e le ordinanze – spiega Buonajuto – cambiano da un’ora all’altra perché le condizioni cambiano. Mercoledì, alle 17:00, De Luca aveva invitato a non prendere decisioni autonome e si era concordato di tenere le scuole aperte. Ma alle 22:00 circa sono stati riscontrati i primi casi in Campania. Quindi è stato giusto emettere l’ordinanza. Anche per la sanificazione e la disinfezione delle scuole». De Luca aveva poco prima parlato di protagonismo dei sindaci (tra cui quello di Napoli, de Magistris) che avevano agito in autonomia. «È corretto – dice Buonajuto – prendere decisioni uniche. Anche io volevo chiudere le scuole ma poi ho pensato che avrei pregiudicato l’operato dei comuni confinanti. Tra l’altro ci sono istituti che hanno un’utenza intercomunale. Si sarebbe creato solo panico».

Se però il primo cittadino riceve un centinaio di segnalazioni al giorno, c’è un pericolo psicosi. «La paura – commenta il sindaco – è legittima. Ma quando va al di là del fondamento scientifico si rischia la psicosi. E questa potrebbe fare più vittime del virus. Dobbiamo stare attenti – continua – C’è confusione in questo momento, non lo nascondo. E noi sindaci, che siamo la rappresentanza dello Stato più vicina ai cittadini, dobbiamo rispettare le tensioni sociali anche quando sono irrazionali o infondate».