Inaspettata, ma non del tutto, è arrivata per noi MMG, ovvero medici di medicina generale, l’ennesima potenziale pandemia da virus. E, con essa, la temuta fine del mondo. Diverso e variegato è l’approccio di noi medici di base della chat “Tamtam ds 29”, dove per ds 29 si intende distretto sanitario 29, il gruppo di medici operanti nell’Asl Napoli 1 centro con oltre 50mila pazienti da seguire; tra loro, c’è chi mostra un’altezzosa noncuranza rispetto alle naturali paure, esorcizzandole con una ironica filosofia di vita, e chi abbastanza impaurito si aspetta il peggio. Opinione personale è che ciclicamente, negli anni, andiamo incontro ad allarmi per nuove pandemie, i cui effetti sono ogni volta amplificati dai mass media.

Per quanto mi riguarda, mantengo una serena calma nei confronti del problema, mai sottovalutandolo, ma cercando nel male presente comunque il bene. E il bene è nella clinica della malattia: più grave di un’influenza (mai comunque banale negli anziani e nei soggetti a rischio), ma decisamente meno pericolosa delle ultime pandemie, la Sars del 2002/2003 e l’ultima influenza “suina” da virus influenzale H1N1 del 2009. Ricordo le cifre di allora, parecchi colleghi MMG e non, davvero spaventati. Anche allora mantenni lo stesso atteggiamento prudentemente sereno di oggi. Ciò premesso, cosa cambia nella mai comunque uguale quotidianità del lavoro di un medico di base? Contrariamente a quanto si immagina, non ho trovato nei miei pazienti particolare differenza nel loro atteggiamento sia nei miei confronti che del coronavirus. Pochi certificati di malattia e affluenza media allo studio, meno però di quanto mi aspettassi. Telefono caldo, caldissimo come normalmente accade, e un solo paziente da tranquillizzare per una febbre sicuramente non ascrivibile a patologie dell’apparato respiratorio.

Probabilmente non pochi di loro avranno fatto incetta di beni di prima necessità, laddove la conoscenza del problema avrebbe dovuto portare ad atteggiamenti più sereni. Con i colleghi del gruppo stiamo cercando di trovare una soluzione per la carenza di materiale per la disinfezione di mani e superfici, anche attingendo dalla rete.Poi le mie giornate sono comunque segnate da cronicità da tenere sotto controllo; pochi gli incidenti di percorso, come in genere definisco coliche, tonsilliti e altre patologie acute; infine, la pesante, solita burocrazia fatta di ricette per medicinali e indagini da far eseguire. Nonostante le precarietà napoletane, il sistema sembra reggere e gli allarmi si sono rivelati falsi timori. La situazione diventerebbe invece critica qualora l’epidemia dovesse raggiungere la città, anche se i sindacati di categoria hanno già chiesto mezzi idonei per tutelare noi, e quindi proteggere anche i pazienti. Qualche collega del gruppo opera con la mascherina, mentre io – da soggetto allergico in florida fase di intolleranza – dovrò stare attento agli starnuti. Ma, oltre questo, al momento viviamo uno stand-by foriero (ci sia augura!) di successiva calma. Decisivi saranno i prossimi 15 giorni, da tenere attentamente sotto controllo assieme ai miei colleghi.

Stavolta, rispetto alle epidemie precedenti, è diversa la conoscenza dell’attuale malattia da parte degli assistiti, dal momento che tutti, compresi i miei pazienti, tempestati dalle notizie dei mass media, pur confidando nel loro medico di “fiducia”, si mostrano già sufficientemente informati. Doveroso un commento finale sul comportamento delle autorità preposte alla tutela della salute pubblica in questa emergenza sanitaria. Certo, non tocca a me giudicare le evidenti falle del sistema di prevenzione, volte a bloccare il flusso di persone provenienti dalle regioni in cui la infezione è diffusa. Sicuramente qualcosa non è andato per il verso giusto, altrimenti non si spiegherebbe il numero immediatamente elevato di contagi in zone comunque ristrette. Di conseguenza, non posso non condividere le severe misure restrittive poste in atto nei Comuni colpiti dai focolai epidemici. La triste ghettizzazione è per il bene comune. Per quanto riguarda noi medici di medicina generale, fin dall’inizio della epidemia, attraverso i nostri sindacati, abbiamo chiesto di essere forniti degli idonei presìdi, forniture adeguate finora distribuite ai colleghi della guardia medica, sicuramente più a rischio, con la sola assicurazione, a noi medici di famiglia, di offrire soccorso in caso di necessità, in attesa di avere disponibilità per tutti… Disponibilità… E a questo punto mi fermo. Non voglio innescare un dibattito sulle misure draconiane poste in atto nella sanità per ridurre gli sprechi.

Ma, si sa, a volte si butta il bambino con tutta l’acqua. In ogni caso, se dovesse malauguratamente svilupparsi qualche caso nella nostra città, o intorno a noi, il mio pensiero è che si ripresenterà lo stesso scenario delle precedenti epidemie: attenzione ma non panico.  La maggior parte di noi medici di medicina generale dell’Asl Napoli 1 centro abbiamo superato i 60 anni e quindi abbiamo vissuto le ultime epidemie come potenziali soldati al fronte, affrontando inoltre anche la triste epoca del colera del 1973. Quindi sereni, ma con dovuta cautela, andiamo avanti, pronti ad operare. Intanto, al momento panta rei.