Per oltre 15 anni si è occupato della salute dei calciatori, Alfonso De Nicola, è stato responsabile dello staff medico del calcio Napoli sia con Aurelio De Laurentiis che nei due anni precedenti la sua gestione. Oggi segue i suoi centri di riabilitazione ad Amorosi, in provincia di Benevento e Napoli dove collabora occupandosi di cellule staminali con studi innovativi. Grazie alla collaborazione con il Prof. Antonio Giordano, oncologo di fama internazionale, hanno iniziato a studiare il dna dei calciatori.

Attraverso il dna si riesce anche a comprendere se un giocatore è più o meno, esposto di altri al Covid-19?
No, tramite il dna si può capire se ha le difese immunitarie più forti o più deboli. Il problema dell’influenza lo abbiamo avuto ogni anno. Questa è più virulenta di altre perchè prende i polmoni. Il problema dell’infezione virale lo abbiamo prevenuto sterilizzando i locali con un apparecchio. Le vaccinazioni poi, coprono solo alcuni ceppi. Normalmente io non le facevo perché credevo che alcuni soggetti, soprattutto più giovani dovessero sviluppare il sistema immunitario. E con l’alimentazione, soprattutto con la vitamina C, si cerca di rinforzarlo. Con questo virus tutte le precauzioni sono fondamentali. Il virus muta geneticamente ed il vaccino è inutile. L’unica cosa che serve sono le precauzioni.
Ma è vero che fare sport non è prudente per i rischi di trasmissione?
Fare sport è sempre consigliabile, purché sia fatto in sicurezza. Negli sport di gruppo nello spogliatoio può avvenire la trasmissione ma all’aria aperta non ci sono grossi problemi.
Quali sono normalmente le paure di un calciatore?
Il calciatore ha paura di contrarre la malattia e saltare le partite. Ma ha soprattutto paura di poter avere problemi in futuro perché il Coronavirus determina comunque una polmonite virale che può avere anche esiti, se non curata bene.
Tra le misure indicate nel vademecum della federazione medico-sportiva italiana ci sono alcune che secondo lei sono superflue?
Nulla è superfluo, sono fatte molto bene e credo sia fondamentale usarle tutte. Poi noi in Italia siamo bravi a tirare fuori determinati problemi ed affrontarli. Lo stiamo facendo nel modo giusto. Prima viene affrontato il problema e prima si risolve.
Cosa chiedono gli atleti a proposito del virus?
La domanda tipica è, come devo fare? Suggerisco di stare attenti ai figli che vanno a scuola cercando di non baciarli, quindi meglio non mandarli a scuola. Le precauzioni indicate nel decreto sono state prese nel migliore dei modi.
Lo spogliatoio è un luogo dove il contatto è frequente, come si gestiscono allenamenti e virus?
Al calcio Napoli lo spogliatoio veniva sterilizzato prima e durante l’allenamento. Non possono certo allenarsi con la mascherina.
Quali sono i consigli che dà agli atleti?
Lavarsi bene, non avere contatti ravvicinati con persone che probabilmente sono state con persone infette. Il virus si trasmette con le particelle nell’aria, poi chi ha le difese immunitarie pronte reagisce meglio, chi non le ha avverte i sintomi come tosse e febbre. Io avrei fatto il tampone a tutti, ma capisco che sia complicato. Non sono d’accordo sul tampone fatto solo ad alcuni.
Cosa bisogna mangiare?
Sull’alimentazione non ci sono indicazioni.
Come si deve mangiare?
Bisogna per esempio stare attenti a prendere il pane con le mani. Le mani devono essere sterili e pulite.
Suggerisce integratori?
La vitamina C, per rinforzare le difese immunitarie e basta.
Consigli per l’igiene che non siano solo relativi al lavaggio prolungato delle mani?
Cercare di evitare il contatto diretto nello spogliatoio. Per i giocatori sia nel basket che nel calcio è impossibile evitarlo in campo. Il contagio avviene con la respirazione. Il contagio non è mano – mano, nel senso che se il virus tocca la mano ci si infetta solo quando la si porta alla bocca oppure gli occhi. Suggerisco infatti di bere tanto perché bevendo, il virus va direttamente nello stomaco e non nei polmoni.
I farmaci immunostimolanti possono essere utili per combattere il virus?
Possono essere utili ma andrebbero presi prima, non servono adesso. Noi li consigliamo sempre durante tutto l’anno. Prenderli adesso servirebbe ad avere una risposta immunitaria migliore tra due o tre mesi.
Questa lunga sosta farà bene al Napoli per recuperare gli infortunati?
La sosta è sempre una benedizione per gli infortuni, ma non per la forma atletica.
Anche se non lavora più nel Napoli, cosa succede a Koulibaly, di quanto tempo ha bisogno?
Non conosco la patologia quindi non lo so. Ciò che posso dire è che il ragazzo si fida molto dello staff medico. Sugli infortuni in generale, credo ci sia anche la mano della gestione tecnica e sportiva, non solo medica.
Alex Meret di quanto tempo avrà bisogno?
Se si tratta di un trauma contusivo può riprendere anche subito.
Faouzi Ghoulam non è più lo stesso?
Finché c’ero io è sempre stato disponibile e si è sempre allenato ed ha giocato. Dicono non sia quello di prima, ma non mi pare.
Attraverso gli studi effettuati sul dna dei calciatori cosa è venuto fuori?
Siamo riusciti a dimostrare che alcuni geni sono responsabili di alcune patologie. Ed in questo modo si cerca di fare prevenzione per lesioni muscolo tendinei o altro.
Come si previene? Con il lavoro specifico e personalizzato. Lo abbiamo fatto anche con Ancelotti, ma non è stato semplice.
In che senso?
La difficoltà veniva da un’impostazione ed un vissuto evidentemente diverso perché avevano avuto soddisfazioni e risultati in altro modo e non ascoltavano le mie indicazioni. La mia collaborazione con Ancelotti è sempre stata ottima, prima dell’allenamento chiedeva il mio parere su tutto. Ma non so fino a che punto comunicasse ai suoi collaboratori le cose giuste. Con Mazzarri, Sarri e Benitez ci sentivano anche la sera al telefono.
Il disaccordo con lo staff di Ancelotti ha quindi determinato la fine del suo rapporto lavorativo col Napoli?
Non saprei dire da cosa sia dipeso. Non ho mai chiesto spiegazioni e loro non me ne hanno date. Non credo ci sia stata una motivazione particolare. Errori ne ho fatti anch’io, molti, ma non hanno determinato grandi defezioni.