Il presidente di Confesercenti Campania e Molise, Vincenzo Schiavo, commenta così i dettagli del piano regionale esposti oggi dal Governatore Vincenzo De Luca: «La Regione Campania ha assicurato 900 milioni di euro che dovrebbero coprire tutte le categorie, sia quelle turistiche che commerciali, in grave difficoltà. E’ un piano di emergenza per noi utile per cercare di soddisfare un po’ tutte le attività imprenditoriali e, ovviamente, che i lavoratori». Sulla riapertura delle imprese Schiavo ha riferito: «Dopo Pasqua la Regione ci ha assicurato che avvierà anche con noi un confronto per capire quale attività potrebbe riaprire. Il motto di Confesercenti è “alzare i controlli ma riapriamo le attività”. Ovvero non bisogna bloccare ancora l’economia del nostro territorio, piuttosto obblighiamo ciascuna impresa a assicurare la sicurezza e la salute dei lavoratori, istituendi rigide regole e maggiori controlli. Chiediamo alla Regione Campania di istituire subito un tavolo di discussione per capire quando apriremo le aziende e con quali regole. Dobbiamo capire con loro quale sarà la nuova visione di commercio della nostra regione in base alle indicazioni ricevute dal Governo Nazionale. I nostri imprenditori devono poter decidere e pianificare se, come e quando riaprire le proprie attività. Ad oggi brancolano nel buio: non hanno ancora incassato indennizzi e devono organizzarsi per tempo per riaprire».
Su questi ultimi punti Vincenzo Schiavo chiede, non senza impazienza, lumi al Governo Nazionale. «La riapertura delle attività slitta agli inizi di maggio. A nome delle nostre imprese campane e del Molise chiediamo con forza al Governo di fare chiarezza, perché le imprese da un lato sono ancora a casa per decreto legge e dall’altro non hanno avuto ancora accesso alle varie misure economiche. Parlo di tutte le categorie: le attività commerciali, le imprese, gli artigiani attendono di capire in che misura e in che modo si attiva la CIG per i lavoratori e in che misura e in che modo avranno riconosciuti i finanziamenti e gli indennizzi. Lo stesso dicasi per le partite IVA di ogni genere che stanno ancora attendendo in che misura e con quali criteri ricevere i 600 euro di bonus. Da un mese ascoltiamo i proclami del Governo, ma da queste parti non si è avuta una tangibile e reale opportunità per le imprese che stanno fallendo. Occorre – insiste Schiavo – un atto di trasparenza per capire quanto tempo le nostre aziende saranno chiuse e quando arriveranno concretamente i soldi per farle sopravvivere. Inoltre ci sono delle categorie che stanno lavorando per gli enti pubblici e per i privati (imprese di autotrasporto, di vigilanza, di pulizia, ecc…) che rischiano di non essere pagare né dagli uni e né dagli altri. Anche a loro va sospeso ogni tipo di pagamento, non c’è chiarezza su chi e come versare contributi e tasse. Queste imprese dovranno fallire? Come potranno pagare le tasse e i contributi? Non potranno farlo senza introiti. Infine bisogna già da dopo Pasqua stabilire le regole quando riapriranno le nostre attività. Ci sono imprese, per esempio nel settore turistico, che hanno bisogno di tempo, almeno 15 giorni, per riaprire, e mi riferisco, per esempio, alle strutture alberghiere e agli stabilimenti balneari».