E alla fine rinvio fu. Il Consiglio dei ministri ha deliberato, a campagna aperta, il rinvio del referendum indetto per il 29 marzo, ma in positivo non ha stabilito il giorno. Il decreto di indizione dovrà essere adottato entro il 23 marzo, termine ultimo previsto dalla legge. Diversamente occorrerebbe un intervento con decreto-legge. Ragioniamo in base alla normativa vigente. Il referendum, indetto il 23 marzo, dovrebbe svolgersi tra il 17 e il 30 maggi ma ovviamente impatta con lo svolgimento di un significativo turno di elezioni regionali e amministrative, tra cui il voto alla Regione Campania. Per i referendum costituzionali non è previsto un divieto di accorpamento con le elezioni, a differenza di quelli abrogativi, per cui il divieto è previsto limitatamente alle elezioni politiche. Esistono precedenti di referendum, però abrogativi, abbinanti con elezioni amministrative. Finora i tre referendum costituzionali svolti hanno avuto un ribalta solitaria, coerente con il fatto di riguardare il testo della Costituzione e di meritare, dunque, la dovuta attenzione.

Come noto le elezioni regionali sono a turno unico (tranne la Toscana, con un eventuale secondo turno), mentre le elezioni comunali più rilevanti (comuni sopra i 15 mila abitanti) sono con ballottaggio. I promotori del referendum sono un potere dello Stato e avrebbero voce in capitolo ma finora i Comitati del No hanno avuto un atteggiamento conciliante, anche in ragione della situazione di emergenza sanitaria. Hanno però chiesto una cosa chiara: che un’occasione importante come un referendum costituzionale non passi sottotraccia. Per questa ragione la soluzione più ragionevole appare quella percorsa in passato con alcuni referendum, come quello Guzzetta, così fu chiamato, del 2009, che fu accorpato al ballottaggio delle elezioni comunali.

Di conseguenza ci sarebbe un turno elettorale unico, con risparmio rilevante e senza interferire troppo con le attività scolastiche già in crisi, e si svolgeranno contestualmente regionali, amministrative e referendum. Però il referendum, prevedibilmente oscurato, in parte, dall’importante turno di regionali, potrebbe contare su una forte attenzione almeno nelle due settimane successive alle regionali (tra il primo turno delle amministrative a il ballottaggio). Ma qualcosa non torna perchè le scorse regionali si sono disputate il 31 maggio, una data che non consentirebbe un referendum a giugno a normativa vigente. Sarebbe del resto prudente attendere la chiusura delle scuole per evitare che milioni di adulti entrino negli edifici ad anno scolastico ancora in corso, con i rischi (sia pure speriamo a quel punto ridotti) del caso. L’anno scolastico dipende dalle regioni e termina nelle regioni in cui si vota il 10 giugno, tranne il Veneto ove termina il 6.

Le operazioni elettorali di allestimento dei seggi potrebbero allora iniziare a ruota con la chiusura delle scuole. Occorrerà, quindi, con ogni probabilità adottare un decreto legge per aprire una finestra più ampia per lo svolgimento del referendum e si va verso il rinvio anche delle elezioni regionali. Diversamente le scuole dovrebbero ospitare fino a tre turni di elezioni in pochi giorni, in parte anche ad anno scolastico aperto e si andrebbe incontro a maggiori costi in un momento in cui è importante risparmiare. La data più ragionevole al momento sarebbe avere elezioni regionali e primo turno delle amministrative il 14 giugno, ad anno scolastico appena chiuso nelle regioni in cui si vota, e ballottaggio e referendum il 28 giugno. Ma, ripetiamo, occorre consenso politico e una deroga alle norme vigenti.