Nessun metal detector per i controlli iniziali e nessuna schermatura tramite jammer all’interno delle aule. Eccola la nuova accusa contro il concorso indetto dalla Regione Campania. In discussione finiscono le misure di sicurezza adottate ai varchi e all’interno dei padiglioni dove si sono svolte a settembre le prove preselettive e pochi giorni fa le prime prove scritte. Il sospetto è che al cosiddetto concorsone, quello da oltre 300mila candidati, sia stato possibile introdurre telefoni cellulari e altri dispostivi connessi a Internet per ricevere il fatidico “aiuto da casa”. “Come dimostrano le foto che abbiamo ricevuto – hanno affermato gli avvocati Francesco Leone e Simona Fell ai quali molti dei candidati si sono affidati per proporre ricorso – i cellulari sono stati introdotti all’interno delle aule durante i test”.

Le accuse sarebbero provate da alcune foto: “Abbiamo avuto prova della mancata schermatura, ovvero – hanno spiegato – dello screenshot della schermata iniziale di un cellulare connesso durante la prova”. E non è tutto. Perché a riprova dell’uso di cellulari durante i quiz ci sarebbero anche i risultati di uno studio commissionato dagli avvocati da cui sono emersi picchi di ricerche su Google, con parole chiave prese a campione dai test somministrati ai candidati e che coincidono con gli orari delle prove. “Il tutto – hanno aggiunto gli avvocati – a conferma che i dispositivi connessi a internet sono stati usati per risolvere i quiz”. Prendiamo i test del 20 settembre: domanda 55, con il termine chiave “679/2016” i volumi di ricerca massimi ci sono stati alle ore 10,28, 10,52, 11, 11,24 e 16,36. Cioè durante gli orari delle prove. Stesso discorso per la parola chiave della domanda 61 (“241/1990” con volumi di ricerca massimi alle ore 10,52 e 15,24); quella della domanda 70 e 71 (“1/2015, con volume di ricerca massimo alle ore 11,32); frase chiave “santo protettore polizia municipale”, con volumi massimi alle ore 11,08, e 11,24; domanda 80, termine chiave “La smorfia”, volume di ricerca massimo alle ore 11,24, ricerca correlata “santo patrono”.

Puntando l’attenzione sull’uso di cellulari durante le prove, gli avvocati sono tornati sulla violazione dell’anonimato che aveva determinato la scorsa settimana la sospensione del concorso per la categoria D disposta dal Tar e poi revocata dal Consiglio di Stato in attesa dell’udienza di merito, questione che oggi sarà riproposta dinanzi al Tar in riferimento alla categoria C. “Se si ha a disposizione uno smartphone- hanno precisato gli avvocati Leone e Fell – è possibile fotografare il proprio codice a barre e inviarlo a un complice che può così facilmente associare il nominativo al codice alfanumerico o appuntarlo per poi comunicarlo”. Gli avvocati hanno auspicato un intervento del legislatore “affinché rinnovi la disciplina sui concorsi pubblici che è uno strumento anacronistico”.