Mi ritengo un uomo fortunato, o forse dovrei dire “un meridionale fortunato”. Ho avuto la possibilità di studiare in un’università privata di grande prestigio, quella che ancora oggi ho il privilegio di frequentare, sebbene dall’altro lato della cattedra. La fortuna non è stata solo quella di avere la possibilità di studiare e di laurearmi alla Bocconi, ma anche quella di potermi muovere, emigrare, da Potenza a Milano. Vengo da una famiglia “normale”, fieramente appartenente alla classe media, con genitori dipendenti pubblici. Una condizione non certamente agiata, ma comune a tante famiglie del Mezzogiorno e tale da consentire, a volte con qualche difficoltà, di investire sui propri figli, o sulla propria salute – investimenti e spese che spesso avvengono al Nord. Queste scelte, a volte in realtà obbligate, sono oggi messe in discussione, sebbene indirettamente e forse involontariamente.

Una serie di studi ha infatti confermato il persistente divario Nord-Sud in termini di tassi di disoccupazione, un differenziale tale da risultare inscalfibile per tutte le azioni di politica economica che pure si sono susseguite nel secondo Dopoguerra (si veda, ad esempio, l’articolo di Boeri, Ichino, Moretti e Posch, “Wage Equalization and Regional Misallocation: Evidence from Italian and German Provinces”, NBER WP # 25612). Questi studi recenti hanno, però, anche mostrato come il potere d’acquisto dei salari meridionali sia nettamente superiore a quello dei salari settentrionali. In altri termini, i salari reali del Sud sono più alti di quelli del Nord, per cui il costo del lavoro nel Meridione è troppo alto e la disoccupazione sembrerebbe essere generata anche da questo disallineamento tra prezzi e salari.

Le ragioni di una tale situazione sarebbero da ricercarsi nella contrattazione collettiva nazionale che fissa salari omogenei su tutto il territorio nazionale, salvo poi avere prezzi diversi tra territori. L’identificazione di questa causa porta con sé anche una soluzione, ovvero l’abrogazione del salario unico nazionale e l’abbassamento dei salari meridionali attraverso il decentramento della contrattazione. Si tratterebbe, difatti, di tornare al polveroso concetto di “gabbie salariali”. La riduzione salariale dovrebbe, dunque, comportare una maggiore convenienza ad assumere, quindi a creare occupazione. Ma questa redistribuzione tra poveri (togliere parte del salario ad alcuni non certamente ricchi per dare lavoro e reddito ad altri) non è priva di implicazioni più generali. Il motivo per cui i prezzi (soprattutto delle case) sono più bassi a Sud è legato alla più bassa qualità della vita in termini di qualità e disponibilità di servizi pubblici che, come scritto in precedenza, sono spesso acquistati al Nord.

Oggi, dal Mezzogiorno emigrano molti giovani laureati, ma anche studenti al momento dell’iscrizione all’università. Queste migrazioni sono certamente una grande perdita per il Sud e bisogna fare in modo di creare le condizioni per trattenere o almeno per sostituire questo capitale umano. Ridurre i salari al Sud significherà ridurre le possibilità delle famiglie meridionali di inviare i propri figli nelle università del Nord e questo significherà sicuramente contenere le migrazioni di laureati e studenti. Ma sarà un bene? Ne dubito. Il miglioramento della qualità e della accessibilità dei servizi pubblici, oltre che la creazione di posti di lavoro attraverso incrementi di produttività, non può essere sostituito da una brutale riduzione salariale.

Non bisogna abdicare alla necessità di creare le condizioni per produrre occupazione, senza cedere alla tentazione di ritrovarsi invischiati in una competizione sui salari. Un abbassamento dei salari meridionali comporterebbe probabilmente un incremento dell’occupazione, ma il costo di questa politica sarà pagato anche dai figli di chi oggi lavora. In quanti dovranno rinunciare a curarsi o a studiare al Nord per creare un posto di lavoro al Sud? Siamo davvero sicuri che sia questo il trade-off politico che vogliamo creare? Certo, la fuga di cervelli dal Sud sarebbe contenuta, ma non sono sicuro sia questa la strada giusta per risolverlo.