Il caso Sandro Ruotolo non è solo l’ennesima impudenza di un Pd che nelle segrete stanze tesse e ritesse imperterrito le sue piccole reti di potere, che per qualche voto in più riabilita il peggior sindaco dell’ultimo mezzo secolo, che mortifica la propria residua identità nel populismo demagogico di Luigi de Magistris. C’è un altro aspetto che preoccupa. Riguarda l’immagine di Napoli. Chi è, infatti, il candidato senatore? Perchè è stato scelto proprio lui? Perchè Ruotolo – risponde (tra gli altri) il manager democrat Umberto Minopoli – è “un autorevole napoletano in prima fila nella lotta alla camorra”. Sta qui il significato culturale dell’operazione. Non solo un mercanteggiamento di voti tra partiti fino a ieri contrapposti, ma un forte messaggio all’opinione pubblica. E il messaggio dice che Napoli è la città della camorra e che a Napoli perciò la rappresentanza politica dev’essere anzitutto militanza anticamorra. Come se la lotta alla camorra fosse un compito della politica e non invece un compito dello Stato. Ruotolo diventa così l’ultimo tassello di una strategia che ha promosso l’ex pm Paolo Mancuso alla presidenza del Pd cittadino.

L’odierna alleanza con l’ex magistrato de Magistris conferma semplicemente la scelta del Pd di Zingaretti e Orlando di diventare il partito dei giudici. O meglio il partito della Macchina Mediatico-Giudiziaria. Opzione già sperimentata, per altro, al tempo di Mani Pulite e poi lungo tutto il ventennio berlusconiano. E Napoli sembra essere il terreno ideale per una simile strategia. Riducendo un’intera metropoli a territorio del Male, la sinistra si accredita come il suo unico baluardo e manda implicitamente all’inferno tutti gli altri, destra, centrodestra, liberali, riformisti, contendendo perfino ai grillini la bandiera di Torquemada.

Un’immagine pan-criminale della città cui corrisponde un’immagine pan-giudiziaria della politica. Lo stesso Ruotolo, che pure è giornalista di riconosciute qualità, viene ridotto al suo profilo di militante anticamorra. Il che vale a maggior ragione per il novello alleato de Magistris. Che può anche aver fatto sfracelli amministrativi negli ultimi nove anni, ma è un ex pm. E tanto basta. Resta da capire quale sarà la reazione dell’opinione pubblica. Dei salotti liberali, dell’intellighenzia, di quegli imprenditori che Marco Travaglio chiama sprezzantemente prenditori. Ma anche di quanti si sono sempre ribellati all’identificazione tra città e malaffare, arrivando a prendersela con Roberto Saviano e con Gomorra. E anche di quei sudisti e neoborbonici che spesso approdano a una sorta di paradossale anti-settentrionalismo, secondo il quale il crimine organizzato è in realtà un affare del Nord, del perfido Nord. Li troveremo, società civile e società incivile, élite e ventre di Napoli, tutti in fila dietro le bandiere giustizialiste della sinistra? Non è detto. In fondo la gente ha occhi per vedere e neuroni per capire.