L’inchiesta sulla tragica rapina che sabato notte, nell’elegante quartiere di Santa Lucia, ha portato alla morte di un 15enne prosegue per l’ipotesi di omicidio volontario. Il carabiniere che ha reagito e sparato è ora indagato per questa ipotesi di reato, in attesa che i risultati sull’autopsia sul corpo del quindicenne e i rilievi tecnici e balistici consentiranno di avere una ricostruzione certa della dinamica. È una prassi, si procede per l’ipotesi di reato più grave tra le due che si erano profilate nelle prime ore: l’altra è quella di eccesso colposo di legittima difesa.

Intanto questa mattina è prevista l’udienza di convalida del fermo del 17enne che, assistito dall’avvocato Mario Bruno, è indagato per il tentativo di rapina. Lui, originario del Pallonetto di Santa Lucia ma residente ai Quartieri Spagnoli, era con Ugo, il 15enne ucciso sabato notte, quando tentarono la rapina. Dalle sue parole emerge il ritratto di vite di periferie, dove si trascorrono le giornate senza studiare né lavorare Dove, come sospettano gli inquirenti, una rapina nasce dal desiderio di racimolare un po’ di soldi per trascorrere la serata in giro per locali, andare a bere o a ballare. Eccolo lo scenario dell’ultima tragedia. Per questo i due ragazzi avrebbero notato la bella Mercedes del carabiniere, decidendo di avvicinarsi e tentare il colpo.

Volevano il Rolex che l’uomo aveva sul polso. In auto c’era il 23enne, carabiniere libero dal servizio e la fidanzata. I due ragazzi hanno aspettato che l’uomo in macchina completasse la manovra di parcheggio. E ad auto ormai ferma si sono avvicinati con il motorino. Ugo, che in tasca già aveva un altro Rolex e una catenina, come emerso dalle indagini, è sceso dalla sella e si è avvicinato alla vettura. C’era il finestrino abbassato. «Dammi l’orologio», ha urlato. E ha mostrato la pistola alzandola ad altezza finestrino, che è poi anche altezza tempia di chi è sul sedile. Il carabiniere, che da quattro mesi è di stanza in un piccolo paesino del Bolognese e per il fine settimana era in licenza a Napoli per stare con la famiglia e i suoi cari, era in auto con la fidanzata di 19 anni. Sono quindi tutti giovanissimi i protagonisti di questa storia. Quando il carabiniere ha visto la pistola quasi ad altezza viso si è qualificato e avendo paura per sé e la fidanzata ha preso la sua pistola e ha sparato. Un colpo ha centrato Ugo all’addome, un altro al collo, forse mentre faceva una torsione, forse mentre provava a fuggire. Perché più colpi? Questo è uno degli interrogativi centrali dell’inchiesta.

Il carabiniere, assistito dall’avvocato Enrico Capone, si è detto «dispiaciuto per la morte del ragazzo e fiducioso nella giustizia» e ha spiegato di non aver avuto intenzione di uccidere. Si indaga. E si indaga anche sulla devastazione dell’ospedale Pellegrini dove alla notizia della morte del ragazzo, i parenti del 15enne hanno distrutto il pronto soccorso mentre, tragedia nella tragedia, una giovane donna ucraina moriva proprio in quell’ospedale per le botte prese dal marito.