Di diritto internazionale (tentativo titanico di organizzare in norme giuridiche lo spietato mondo delle relazioni e degli interessi sovranazionali) da tempo ci riempiamo tutti la bocca: dai migranti all’uso dei mari, dal diritto di asilo alla Brexit, dalla crisi iraniana all’omicidio di Giulio Regeni. La materia (anche a causa della sovrapposizione al diritto dell’Unione europea) è complessa, e influenza in lungo e in largo la politica, l’economia, la vita quotidiana.

Da un insieme scarno di norme consuetudinarie, il diritto internazionale si è trasformato in un blocco ipernutrito di principi, regole e direttive non vincolanti: è questo il terreno per eccellenza dove impiantare un libro come Introduzione al diritto internazionale di Fulvio Maria Palombino (ed. Laterza, 2019, p. 263), professore ordinario alla facoltà di giurisprudenza dell’università Federico II di Napoli. Il libro – soprattutto per chi, come chi scrive e Palombino, è cresciuto sotto l’ombra di Benedetto Conforti e del suo manuale – è ambizioso e riesce nel suo intento: compendiare le dinamiche essenziali del diritto internazionale, per comprenderne la struttura e l’andamento d’insieme: a beneficio degli studenti e di coloro che intendono acquisire gli strumenti necessari ad orientarsi nella materia.

La scelta di fondo dell’autore ha portato a eliminare l’analisi del contenuto delle singole norme internazionali. Sono illustrate soltanto quelle fondamentali, ma in occasione dell’esame della struttura dell’ordinamento internazionale, nelle sue funzioni essenziali, che sono due (corrispondenti alle due parti del libro): la funzione normativa – collegata alla soggettività internazionale (quindi: chi e come dà origine alle norme internazionali) – e la funzione dell’attuazione e dell’accertamento del diritto internazionale, la quale si esprime, per un verso, attraverso i singoli ordinamenti interni degli Stati (l’adattamento), per altro verso, nell’opera, sempre più imponente e vigorosa, dei giudici internazionali. Alla funzione di adattamento e accertamento sono dedicate mirabili pagine di sintesi, se si pensa all’estrema complessità del tema.

Palombino è capace di delineare il ruolo della Corte costituzionale nel campo dell’adattamento (i contro-limiti opposti a una sentenza della Corte internazionale di giustizia che ha dato torto all’Italia contro la Germania, nonostante i giudici italiani tentassero di rendere giustizia alle vittime italiane del nazismo negli anni dell’occupazione) e, allo stesso modo, lineare e sintetico, di spiegare il ruolo essenziale della sentenza internazionale, capace di riguardare direttamente il nostro diritto interno (fino a riaprire processi penali già conclusi). La lettura del libro lascerà nel lettore un interrogativo: al netto delle chiacchiere dei nostri politicanti, come può oggi una comunità tracciare la mappa, i confini, le coordinate irrinunciabili della propria sovranità?