Caserta senza politica. Senza visione e strategia. Senza una classe dirigente capace di programmare il futuro. Sembra un j’accuse populistico della peggiore specie. A lanciarlo invece sono gli imprenditori illuminati, i quadri intermedi della politica casertana: quella che amministra e fa le cose come i sindaci, non quella che pontifica nelle aule parlamentari e regionali. Non un pianto greco: ma un’amara constatazione, piuttosto che una denuncia. “La sconfitta della politica è nei numeri, nei dati elencati dall’Istat giusto l’altro giorno – spiega Paolo Broccoli, ultima testa fine della politica casertana, ex parlamentare del Pci e sindacalista della Cgil – Il dramma è che nessuno, leggendo i numeri, prova a interrogarsi. Sono finiti i corpi intermedi in Italia, nel Casertano sembrano finito tutto”.

E i dati economici su quella che una volta era la Brianza del Sud sono drammatici. Danno voce e forza alla costernazione. Il pil procapite del Mezzogiorno è circa la metà di quello settentrionale: 36mila circa nel Nord-est; 19mila nello Stivale. Ma scava scava, scopri che il Casertano tra tutte le provincie campane è quella più indietro: il suo valore aggiunto per abitante si ferma a 14mila e 800 euro, secondo l’Istat. Nessuno fa peggio di lei, nemmeno Napoli con tutti i suoi abitanti, che arriva a 17.300 euro annui per abitante. Anche Gianluigi Traettino, imprenditore illuminato, molto attento a creare ricadute nel sociale durante la sua presidenza di Confindustria Caserta è tranchant. “Non c’è alcuna visione – sottolinea il leader degli industriali – non c’è proprio la politica. Navighiamo a vista”. Felpato il sindaco di Caserta, Carlo Marino, anche se in realtà conferma il desolante ragionamento.

“La nostra provincia non è allo sbando, ma manca evidentemente una strategia unitaria – chiarisce il primo cittadino del capoluogo – Al di là delle appartenenze politiche non c’è una visione unitaria, un modello Caserta. Tutto ciò accade perché secondo me si mettono al centro le carriere personali o di parte, ma non ci si concentra nella difesa o promozione del territorio”. Argomenta la questione con franchezza, come d’abitudine, l’ex sindaco di Marcianise Antonello Velardi, il cui mandato – che aveva immediatamente spinto la città a essere la più vivace della provincia – è stato interrotto da una congiura di palazzo tutta interna alla sinistra e al pd. “Caserta non ha alcuna visione. L’intero territorio provinciale ha completamente disperso la sua capacità di programmare il presente e il futuro – spiega l’ex primo cittadino – Vive alla giornata, in un disperato e disperante senso di vuoto. Il Casertano è un grande buco nero all’interno della Campania ed è un buco che è ancora più nero perché questo è un territorio non marginale ma centrale in qualsiasi progetto di sviluppo. Un ruolo baricentrico attribuito dalla storia e dal Padreterno che noi come comunità abbiamo deciso di non cogliere”. Il presidente della Provincia di Caserta, Giorgio Magliocca, ha una sua spiegazione sul vuoto di classe dirigente.

“Dopo tangentopoli l’elite di governo provinciale si era ricostituita e avevamo ottenuto anche ruoli importanti – riflette uno dei leader provinciali di Forza Italia – un sottosegretario, un viceministro, un ministro. Quindi potevamo ben sperare, poi questa stessa classe dirigente in parte è stata superata per vicende giudiziarie. E quindi è stato difficile ricostruirla: scontiamo ancora questo passaggio del testimone traumatico». Velardi invece mette sotto accusa proprio la politica al di là delle vicende giudiziare: “Perché ha abdicato completamente al suo ruolo guida – sottolinea – Il livello della classe politica è bassissimo, la politica è ridotta a mera prassi quotidiana, con cadute evidenti di clientelismo.