Fuori dal cancello d’ingresso del liceo Vittorio Emanuele II, una delle istituzioni scolastiche più prestigiose della città, nel bel mezzo di piazza Dante, un cartello avverte: “Antifa hier”. Così accade con le identiche iscrizioni affisse alla porta di ciascuna aula, in un normale contenitore trasparente, di quelli in cui si archiviano documenti. L’iniziativa, venuta spontaneamente dai ragazzi dell’istituto, riprende il gesto del sindaco di Milano Beppe Sala, che aveva reagito con un avviso identico, affisso sulla porta del suo studio, alla scritta “Juden hier”, comparsa sul portone della casa di Mondovì in cui ha vissuto Lidia Beccaria, partigiana e deportata a Ravensbrück, in cui oggi dimora il figlio. Intervistato da un quotidiano locale, uno dei rappresentanti studenteschi, Romualdo Marrone (chi scrive non lo conosce, ma ricorda un importante intellettuale napoletano che si chiamava così: un suo discendente? Buon modo, allora, per onorarlo), dichiara che non si tratta di un gesto politico, ma in primo luogo civile. Forse si potrebbe precisare: “Non partitico, non divisivo, ma unificante”, tuttavia il messaggio è chiaro e invece molto politico: “Noi giovani d’oggi, a differenza di una parte consistente della classe dirigente e dell’opinione pubblica, non dimentichiamo”. Aveva decisamente ragione la poetessa e scrittrice romana Elsa Morante: il mondo sarà salvato dai ragazzini.