I leader nazionali parlano di Napoli per sentito dire, senza conoscere il tessuto sociale, economico e politico della città. Era chiaro che così non avrebbero avuto lunga vita“. A parlare è Luciano Brancaccio, professore di Sociologia dei fenomeni politici all’Università Federico II di Napoli, che commenta il flop della manifestazione delle Sardine a piazza Dante di martedì sera.
Da quasi 10 mila persone alle poche centinaia della scorsa sera. Cosa è successo alle sardine napoletane?
La verità è che non è ancora successo nulla. Quello delle Sardine è un fenomeno nato come movimento di opinione che si alimenta di un certo tessuto sociale, economico e intellettuale che in Emilia è molto forte mentre a Napoli è molto più limitato.
Un maggiore disagio non dovrebbe animare la partecipazione?
Non in questo caso. Perché nasce per rispondere, con toni pacati e ragionevoli, a un’ipotesi di destra oscurantista, nazionalista e veicolata come “pericolosa”. Un messaggio del genere fa breccia in contesti in cui c’è un livello di analisi e di conoscenza molto diverso da quello che può esserci dove invece pesano le urgenze e i bisogni materiali.
Perché a novembre quello schema ha funzionato?
Quando la mobilitazione è su temi di carattere nazionale e generale può funzionare. In quella piazza c’erano molte persone già inserite nel dibattito politico e intellettuale della città. E poi c’era una certa curiosità per un movimento appena nato. A due mesi di distanza, però, quel programma tanto ambizioso quanto generico, non è riuscito a radicalizzarsi nei territori. Quando lo stesso Santori parla di Napoli ci si rende subito conto che non ha ben chiare le questioni e parla per sentito dire. Le Sardine nascono con un dna preciso, che è quello bolognese ed emiliano. Quando cercano di declinare quel messaggio in altri territori incontrano enormi difficoltà.
In mezzo ci sono state, e ci saranno ancora, le elezioni regionali. L’incontro con la politica vera, quella dei partiti, quanto sta pesando su questa esperienza?
In Emilia Romagna le Sardine hanno scelto di sostenere Bonaccini a viso aperto, perché non richiedeva grandi sacrifici alla loro identità. Eppure non sono mancati i contraccolpi da parte di chi ora li accusa di essere troppo vicini al Partito democratico. Qui in Campania la situazione è molto più complessa. Dato per buono che il candidato del centrosinistra resterà Vincenzo De Luca, le Sardine hanno già fatto sapere che per loro è una candidatura divisiva, difficile da sostenere. Dialogare con le posizioni politiche aperte in Campania è certamente più complicato e compromettente, rispetto all’Emilia Romagna.