Montanelli si divertiva un mondo evocando la sua infanzia. Veniva da Fucecchio in Toscana, che era litigiosamente divisa tra Fucecchio di Sopra e Fucecchio di Sotto, tra “insuesi” (di sopra) e “ingiuesi” (di sotto) e lui come diviso a metà, perché il padre era “ingiuese” e la madre orgogliosamente “insuese”. Storie, contrapposizioni e rivalità d’altri tempi? Macché! L’Isola Azzurra sembra che ci ricaschi ogni volta, oggi per la funicolare in roccia che dovrebbe permettere più rapidamente d’andare da Marina Grande ad Anacapri e viceversa (progetto prima approvato dalla precedente giunta caprese e poi “congelato” dagli attuali reggitori “ingiuesi”), domani chissà per cos’altro, tra capricci, incomprensioni, dispetti (infantili?) che durano per fortuna lo spazio di un mattino. L’ultima avvisaglia della lotta tra il “giù” e il “su” di Capri ce la racconta, sulle pagine del “Mattino”, Anna Maria Boniello, da sempre puntuale cronista di pregi e difetti (e qualche volta beghe) del più celebrato “scoglio del mondo”.

Il presidente di Federalberghi, Sergio Gargiulo, dunque, si rivolge al sindaco di Capri: “Mettiamoci attorno a un tavolo, smettendola di litigare e cerchiamo di risolvere i problemi dell’isola”. Il primo cittadino Marino Lembo si mostra subito d’accordo, ma il suo corrispettivo anacaprese, Alessandro Scoppa, si inalbera: “Gargiulo si è rivolto solo a Lembo mettendomi da parte!” Si sfoderano insomma nuovamente le armi, anche se Peppino di Capri, sollecitato sempre da Boniello, implora di “volare alto”: “Ricordatevi che la stessa luna d’argento accarezza Capri e Anacapri”.

La rivalità tra le due metà dell’isola affonda nella notte dei tempi, quando a unirle era solo la Scala Fenicia che portatrici d’acqua scalavano prodigiosamente con le loro anfore in bilico sulla testa. Gli anacapresi, anzi gli “insuesi”, erano per lo più agricoltori, gli “ingiuesi” erano per lo più pescatori e navigatori, eternamene preoccupati, così vuole la leggenda, che gli “insuesi” potessero far strame delle proprie donne, mentre loro erano in giro per il Mediterraneo (ma pure gli anacapresi navigavano, anche se avevano difficoltà a raggiungere Marina Grande). Vecchie favole di un mondo scomparso, anche se le antiche rivalità qualche volta si incistano nella pelle a futura memoria, per emergere all’improvviso, come per la querelle sulla funicolare in roccia che forse avrebbe stravolto, e per sempre, l’aspetto della Bella Addormentata, che ha bisogno di tutelare il suo inarrivabile passato, prima d’innescare pericolosi e costosi processi di lifting.

Peppino di Capri ha ragione da vendere. Che senso ha distinguere tra Punta Carena, le cattedrali marine dei Faraglioni, Cetrella, la Grotta Azzurra? La stessa luce l’investe, lo stesso mito le accarezza. Dove corre il confine artificiale tra un territorio e l’altro? La Grotta Azzurra, per esempio, sta di qua o di là? Perché se entrate nell’antro più celebre del globo, siete di fatto in acque anacapresi, almeno dal punto di vista amministrativo, con fondali e giochi d’acqua anacapresi, tanto è vero che le statue romane che impreziosivano il ninfeo sono ad Anacapri, in quella Casa Rossa tutta intarsi e suggestioni moresche, che il colonnello John Cly Mac Kowen volle costruire sull’antica spianata di Damecuta. Anacapri voleva dire naturalmente Axel Munthe con la sua strepitosa villa San Michele, lì dove spadroneggiò col consenso del medico svedese la “divina marchesa” Luisa Casati Stampa, lei tutta eccessi e stravaganze, al punto da pretendere che tende nere come il carbone facessero da schermo al sole (guai ad alterare il suo prezioso pallore!). E poi ville e pensioni per artisti che amavano l’aria rarefatta di Anacapri, dal futurista Fortunato Depero a Clotilde Marghieri, a Sibilla Aleramo, tanto che Capri fu costretta, negli anni dorati tra le due guerre, a rincorrere la sua concorrente montana, con gli “ingiuesi” che morivano d’invidia per tanti inaspettati fuochi pirotecnici dalle parti del Monte Solaro.

Per fortuna, a salvare la fama di Capri, c’era Marinetti con le con la giovane moglie Benedetta Cappi, pittrice affermata, e l’isola di “giù” era tutto un pullulare di ninfe eleganti, da Mafalda di Savoia a Marguerite Yourcenar, per non parlare di Curzio Malaparte che aveva deciso di farsi costruire da Adalberto Libera, uno dei padri del razionalismo architettonico, quella villa strepitosa abbarbicata alla roccia di capo Massullo, dove Jean-Luc Godard avrebbe ambientato il suo “Le Mépris”, tratto da un romanzo di Alberto Moravia, con Brigitte Bardot che s’immerge nuda nelle acque cristalline in vista dei Faraglioni come l’ultima e la più conturbante delle sirene.

Nell’epoca frettolosa dei tour operator e delle migrazioni di lusso (vedi la folla di yacht alla fonda in un giorno qualsiasi d’estate), l’eterna rivalità tra Capri ed Anacapri pare continuare più come un inconsistente gioco delle parti, sia pure nell’asprezza dei toni e delle sciabolate date e ricevute come nei Duellanti di Conrad, che per un abisso incolmabile tra le due comunità, che hanno un solo interesse, che il sindaco di Capri faccia fronte comune con il corrispettivo di Anacapri a evitare che l’isola si trasformi in un Luna Park di lusso, preservando il suo intatto cuore selvaggio.