Napoli è una metropoli alla quale la Natura ha affidato la bellezza in tutti i suoi aspetti, dal mare alla zona di collina che la circonda e al verde rigoglioso, quando non lo si soffoca. Ci sono stati regnanti che hanno arricchito di altre bellezze la città, destinando grandi aree al verde, utilizzato per creare scenografiche verzure per diletto o piantagioni agricole unendo l’utile all’effimero, come il grande spazio verde del Real Bosco di Capodimonte, un’area estesa su 134 ettari di terreno, vanto della più raffinata cultura di cui siamo eredi. Ma come la tuteliamo dagli assalti dei tempi moderni? Quale uso ci permette la nostra società, più attenta ad esigere proventi da un Bene ricevuto in dote piuttosto che a mantenerlo in una corretta gestione che ci consenta tutti i benefici? Primo tra questi godere della pace della natura e dei profumi che solo uno spazio verde, così esteso e avvolgente come il bosco di Capodimonte offre… no, potrebbe offrire se non fosse proprio lì, a tre chilometri in via d’aria, dall’aeroporto di Capodichino.

Il parco contiene 400 specie vegetali catalogate e 16 edifici storici tra residenze, casini e laboratori; voluto fortemente da Carlo di Borbone, viene progettato non solo come luogo di svago, dedicato nella parte lasciata a bosco alla caccia, quanto piuttosto per essere una vera azienda fortemente innovativa, basata sulla ricerca e sullo sviluppo di prodotti di eccellenza, con allevamenti di mucche e capre per la lavorazione casearia e anche di selvaggina. Divenuto poi un “parco industriale” con l’insediamento successivo della seconda fabbrica di porcellana, realizzata su progetto del Sanfelice, e arricchito con la messa a dimora di nuove piante esotiche, dovute già in epoca murattiana a Friedrich Dhenhardt, permangono a lungo alberi da frutta, legumi, ortaggi con lamponi e ribes, insieme a erbe medicinali e arbusti come il lauroceraso, tutte specie appetibili agli uccelli.

Da area felice, un tempo riserva di caccia, tutta la collina soffre ora per la vicinanza dell’aeroporto di Capodichino, ampliato di recente e divenuto uno dei più belli d’Italia, con un traffico aereo in continuo aumento, certo un vantaggio per l’economia napoletana e un incremento notevole per il turismo. Attento ad attrarre nuovi flussi turistici, amanti dell’arte come della natura, il direttore Sylvain Bellenger sta disponendo un ricco piano di interventi con il suo staff di tecnici per restaurare e bonificare le aree a verde. Disponendo di ben sette milioni di euro di fondi pubblici, i lavori sono iniziati riaprendo il viale del Grottone, ridando forma con il taglio delle punte degli alberi alla simulazione di un passaggio voltato fino alla grande statua sul fondo, riproponendo l’antico disegno. Tanto ancora c’è da fare, tuttavia il parco e tutta l’area boschiva non può considerarsi un’area felice. Il rumore assordante degli aerei ne compromette ogni bellezza.

Con l’attivazione di ArtBonus nel decreto legge 83 del 31 maggio 2014, al Museo e al Real Bosco di Capodimonte giungono da tempo contributi di sponsorizzazione a sostegno delle attività di istituto. Con grande soddisfazione di Sylvain Bellenger, che molto lavora affinché il museo straordinario che dirige possa avere linfa nuova per restauri e mostre, è di questi giorni la notizia che la Gesac, società di gestione dei servizi aeroportuali campani, da tempo impegnata in sponsorizzazioni anche attraverso l’associazione Amici di Capodimonte, intervenga a sostegno del sito reale, in particolare in merito al restauro delle collezioni, con un contributo di 580mila euro per il triennio 2020-2022, somma che consentirà il recupero del 65% della somma sul credito d’imposta, così come consentito dalla normativa. Tutti felici e contenti, perché pare che con questa erogazione liberale, che iscrive la Gesac tra le società virtuose e attente alla evoluzione della società civile che sostiene la cultura, si inverta definitivamente la rotta dei numerosi contrasti tra la società e l’istituto periferico del Mibact rappresentato dal suo direttore pro tempore.

Tuttavia restano i problemi di cui si è discusso mettendoli in evidenza ancora qualche anno fa, nel 2017, nel preparare il Master Plan dell’area di Capodichino, predisponendo lo studio, anche con l’intervento del rappresentante del Mibact, per trovare soluzioni alla pericolosità oltre che alla più evidente tempesta di rumore provocata dal passaggio degli aerei da e per l’aeroporto di Capodichino, in fase di atterraggio o di decollo, con i carrelli già o ancora aperti. Ora pare che le acque si siano chetate, che le associazioni contrarie abbiano perso la voce, pur restando la reggia con il parco distante tre chilometri in linea d’aria e allineata con la pista di atterraggio e decollo.

L’ecosistema dell’area boschiva, essa stessa monumentale, che è parte integrante del Real Sito di Capodimonte e al quale la sua direzione rivolge attenzione nel ripristino delle aree a verde come in altri interventi sulle pertinenze edilizie, come si piega alle trasformazioni imposte dall’evoluzione dei bisogni del nostro tempo? Una domanda pertinente che resta senza risposta. Avere un compagno di viaggio generoso è utile a sorreggere i progetti sul museo e bosco di Capodimonte, per le notevoli spese che ne impegnano la realizzazione. Ma può essere che si possa realisticamente procedere al restauro conservativo delle pertinenze e del verde, insieme alla Gesac che diventa il consulente dell’amministrazione, azzerando il problema che affligge la reggia con il museo e soprattutto il bosco?

Qual è la sfida per non cedere sui percorsi migliorativi dedicati a un sistema così fragile, come i beni culturali che dobbiamo proteggere e consegnare al futuro? Forzando un po’ la mano su di un altro annoso problema, sui sistemi di trasporto urbano, la Gesac in compenso potrebbe promuovere, oltre che con la visibilità del sito offerta ai turisti attraverso i media nell’area aeroportuale, la realizzazione della fermata a Capodimonte della metropolitana da e per Capodichino, visto che la linea pare sia in corso di ultimazione. Oltre al tram elettrico promesso dal sindaco Luigi de Magistris, la fermata della metro sarebbe la realizzazione di un sogno di civiltà che ci affiancherebbe al Sito Reale di Schonbrunn, altrimenti irraggiungibile da Vienna se non in taxi. Ultima nota dolente e non meno importante: mancano i parcheggi. Prevedere aree possibili a parcheggi interni, oltre quello che esiste, lungo le aree confinanti su porta Miano o porta Santa Maria, con un biglietto dedicato, sarebbe un altro passo avanti per poter ammettere i tanti visitatori in difficoltà e sicuramente aumentarne il numero.