Dopo quella per i profili da 950 funzionari che aspirano a un posto in Regione o nei 166 Comuni interessati a nuovo personale, si avvia alla sospensione anche la procedura del maxi-concorso indetto dalla Regione Campania per l’assunzione di 1.225 diplomati (l’udienza è fissata per il 25 febbraio). E non è tutto, perché il sospetto di violazione del principio dell’anonimato rischia di far bloccare anche altri concorsi gestiti dal Formez e dalla Commissione interministeriale Ripam, come quello per 1.052 assistenti del Mibac e quello, attesissimo per risollevare gli affanni di una giustizia da anni in sottorganico, per l’assunzione di 2.329 funzionari giudiziari indetto dal Ministero della Giustizia.

Perché ad essere finito sotto la lente della magistratura amministrativa è il metodo di organizzazione e di svolgimento dei concorsi utilizzato dal Formez e il sistema dei talloncini numerici senza busta sigillata, che è alla base della violazione dell’anonimato, risulta utilizzato anche nei due nuovi maxi-concorsi che si stanno svolgendo in questo momento in Italia. Intanto, tornando al concorsone della Regione Campania, la prova scritta, in calendario per ieri mattina nell’ambito della procedura per i posti di categoria D, è saltata e non si svolgeranno nemmeno le prove scritte previste per il 19, il 24 e il 28 febbraio. Sono i primi effetti dell’ordinanza con cui il Tar della Campania, (quinta sezione, presidente Santino Scudeller) ha accolto il ricorso presentato per conto di 26 ricorrenti dagli avvocati Francesco Leone, Simona Fell e Ciro Catalano, sospendendo la procedura concorsuale fino all’udienza pubblica del prossimo 6 ottobre.

Un’ordinanza, questa del Tar, contro cui Formez e Regione Campania hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato che potrebbe pronunciarsi già oggi. «Abbiamo chiesto di sospendere l’ordinanza del Tar e siamo ottimisti che si possa arrivare in fretta a una svolta positiva per proseguire con il concorso» ha commentato Alberto Bonisoli, dal 16 gennaio presidente del Formez, l’ente che era commissariato dal 2014. «Riteniamo che le cose siano state fatte secondo le regole e nel miglior modo possibile» ha aggiunto Bonisoli, definendo la decisione del Tar «una doccia fredda» e «una misura non proporzionata al possibile danno». Anche il governatore Vincenzo De Luca si è detto fiducioso nello sblocco del concorso: «Abbiamo fiducia che questo ricorso verrà accolto, tanto che per marzo, questo è l’obiettivo, manderemo a lavorare i primi 3mila giovani laureati e diplomati. E siccome la graduatoria resterà attiva per due anni siamo convinti che andranno a lavorare tutti i diecimila laureati e diplomati che hanno partecipato al concorso» ha spiegato, escludendo «porcherie clientelari.

«Non abbiamo gestito niente». Per il momento la vicenda è tutta limitata all’ambito degli accertamenti amministrativi. Al vaglio dei giudici amministrativi ci sono le modalità che il Formez ha scelto per lo svolgimento della prova preselettiva di settembre scorso. E quindi la scelta del mancato imbustamento di schede anagrafiche e fogli con le prove con l’utilizzo dei soli talloncini numerici indicato alla base della violazione del principio dell’anonimato che è stata tra i principali motivi del ricorso presentato dagli avvocati Leone, Fell e Catalano e considerata dai giudici del Tar «verosimile». Non l’unico motivo, tuttavia. Nel ricorso gli avvocati hanno indicato anche altri aspetti poco chiari della procedurale del concorsone: si va dalle misure di sicurezza («possibile che per selezioni così importanti, con 300mila candidati, nel 2020, non siano stati predisposti controlli agli ingressi con i metal detector?» è uno degli interrogativi posti dall’avvocato Leone, evidenziando che molti candidati hanno raccontato di commissari al telefono durante la prova, esprimendo dubbi sulla schermatura dei locali della Mostra d’Oltremare dove si sono svolte le preselettive) alla disparità nei livelli di difficoltà delle batterie di quiz tra un turno e l’altro, tanto che gli avvocati hanno affidato a un esperto di statistiche uno studio da cui è emerso che c’è stato un giorno in cui le prove (verosimilmente più facili) sono state superate da 600 candidati e giorni in cui con quiz diversi la media si è attestata a soli 60/70 candidati.

E poi ci sono i tempi impiegati per la correzione: tre mesi, nonostante l’utilizzo dei lettori ottici. Una lentezza «immotivata» secondo i giudici del Tar. «Ecco le prove documentali della mancata garanzia di anonimato dei test – ha tuonato l’avvocato Angelo Pisani, presidente nazionale di Noi consumatori mostrando il codice a barre sul foglio delle prove – È un elemento assente in analoghi concorsi di altri enti, che è alla base delle motivazioni che hanno determinato la sospensione delle prove in corso e che non potrà non determinare l’annullamento di tutte le prove fin qui sostenute». «Un pasticcio senza precedenti – ha concluso -, probabilmente il vero motivo per il quale il concorsone e i suoi organizzatori passeranno alla storia della Regione Campania»