Correva l’anno ‘78 del secolo scorso quando con la mia Fiat 127 aziendale rigorosamente di colore bianco scendevo per la prima volta in Campania a scoprire la ristorazione in una delle terre che storicamente, almeno nell’immaginario collettivo, era tra le più interessanti dell’italica penisola. Napoli città non aveva all’epoca una ristorazione gourmet, che era invece per lo più ripetitiva, come si riscontrava in diversi locali che da Mergellina a Posillipo si vendevano al meglio con le classiche specialità di mare, fritture, gli spaghetti a vongole e “pesci all’acqua pazza”, il tutto rigorosamente esposto in bella mostra per il piacere degli avventori. Qualcosa in più si muoveva invece in Costiera. Impossibile non citare questi tre ristoranti stellati per la loro capacità di imporsi sul panorama locale ma non solo: ad Amalfi la “Caravella” il cui soufflé al limone è rimasto forse unico al mondo; a Massa Lubrense “l’Antico Franceschiello” – da Peppino; e a Ravello il ristorante “Maddalena”.  Da questa preistorica situazione si dovette aspettare ben un ventennio prima che succedesse qualcosa di veramente nuovo. Se al nord del paese, sulla scia del compianto maestro Gualtiero Marchesi, negli anni 80 era esplosa la nouvelle cuisine, si dovette aspettare il decennio successivo per vedere il cambiamento di tutta una terra.

La Campania Felix ebbe in Alfonso Iaccarino il suo mentore: nella classicità della conduzione famigliare riuscì in pochi anni ad arrivare ai vertici della ristorazione mondiale! Ripercorrendo il pensiero di un grande napoletano come Eduardo De Filippo sulla vita, appare calzante il parallelismo con la cucina “…se si resta ancorati al passato, la vita (e questo possiamo traslarlo anche sulla cucina) che continua diventa vita che si ferma – e cioè morte – ma, se ci serviamo della tradizione come d’un trampolino, è ovvio che salteremo assai più in alto che se partissimo da terra!” Partendo da questo presupposto, dopo aver studiato, approfondito e rispettato la tradizione si ha il diritto di metterla da parte per guardare oltre: non vi è futuro nella cucina se non si guarda al passato.

È proprio sulla spinta propulsiva del ristorante “Don Alfonso 1890” che si sviluppa in tutto il territorio, ma in particolare in Costiera, un nuovo modo di concepire la ristorazione. Ospiti che arrivavano da tutto il mondo a bordo di barche lussuosissime alla ricerca del meglio e che hanno spinto tanti giovani a mettersi in gioco. Fu veramente un’esplosione di nomi di chef, usciti in gran parte dalla scuola di Vico Equense, a dare lustro al territorio campano.  E Napoli? Ahimè vien da pensare quanto sia difficile fare alta ristorazione! Storicamente il primo ristorante che diede continuità alla ristorazione stellata fu la “Cantinella” sul lungomare, dalle parti dei grandi alberghi storici di Napoli. Però si dovette aspettare il 2013 per vedere splendere una stella in uno degli alberghi più fascinosi della città, il Romeo hotel.

Per vincere la scommessa, puntando su un giovane chef dalle belle speranze, Salvatore Bianco, è stata decisiva la visione caparbia della proprietà di puntare solo al meglio del meglio, per conquistare prestigio per una struttura che in dieci anni è diventata fiore all’occhiello dell’ospitalità napoletana. Una svolta che ha spinto e indirizzato una nuova generazione di imprenditori e di addettia a lavorare per una ristorazione di qualità, senza limitarsi alla grigia realtà di grandi alberghi il cui obiettivo è solo quello di vendere camere.
Una scelta così importante che oggi a Napoli, oltre al “Comandante” del Romeo, ci sono altri tre ristoranti stellati. Ma soprattutto, finalmente, a Napoli non si viene più solo di passaggio o per dormire una notte.

Siamo giunti in questo magico 2020, e nei prossimi giorni proprio il Romeo hotel di Napoli diventerà palcoscenico per ospitare l’assemblea nazionale dell’associazione formata dai migliori rappresentanti della ristorazione italiana “Le Soste”. Fu proprio Gualtiero Marchesi a fondarla nel lontano ‘82, e da allora numerosi membri provenienti da tutta Italia hanno contribuito ad arricchire tale associazione di talentuosi esponenti, rappresentando la categoria con orgoglio e passione nel ricordo del grande Maestro. L’appuntamento previsto per lunedì 24 febbraio culminerà con la cena di gala organizzata da otto grandi chef campani che, con altrettanto orgoglio, rappresenteranno non solo se stessi ed il proprio lavoro, ma una città che può finalmente andare fiera della sua ristorazione.