Continuano a fare nomi e cognomi dei fratelli maggiori, gli unici che al momento non hanno intrapreso la strada della collaborazione con la giustizia. E’ ancora una volta, a due mesi di distanza, Giuseppe e Domenico Lo Russo, rispettivamente 66 e 62 anni, sono chiamati in causa per omicidi relativi a oltre 30 anni fa e avvenuti nella periferia nord di Napoli, a Miano, quartier generale del clan dei ‘Capitoni’.

Il primo è in carcere dal 1998 dopo l’arresto avvenuto a Malaga, in Spagna, ed è detenuto in regime di 41 bis. Sta scontando condanne per omicidio e per reati associativi (416 bis). Il secondo, Domenico, detto Mimì, è finito in carcere lo scorso febbraio perché considerato presunto killer di due omicidi risalenti tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.

Nelle scorse ore la Squadra Mobile di Napoli, guidata da pochi giorni dal primo dirigente Alfredo Fabbrocini, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della DDA di Napoli nei confronti dei due fratelli chiamati a rispondere, in concorso con altri soggetti successivamente deceduti, di omicidio aggravato.

Si tratta di vicende risalenti al 1989 ed in particolare all’omicidio di Espedito Ussorio, avvenuto il 18 ottobre di quell’anno in via Janfolla, fortino un tempo del clan Lo Russo. L’omicidio si colloca nel periodo in cui il clan Lo Russo e il clan Licciardi erano parte integrante dell’Alleanza di Secondigliano e trova il proprio movente nella presunta appartenenza della vittima all’organizzazione criminale facente capo a Raffaele Cutolo.

Le indagini svolte dalla Squadra Mobile sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli hanno consentito di acquisire riscontri di diversa natura alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, tra cui Mario e Carlo Lo Russo, tanto da delineare un grave quadro indiziario nei confronti dei fratelli Lo Russo.