Scacco al clan Luongo-D’Amico, costola di riferimento della storica cosca dei Mazzarella, attivo soprattutto nell’area orientale di Napoli, con roccaforte nel quartiere San Giovanni a Teduccio.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, nei confronti di 34 persone ritenute legate all’organizzazione di stampo mafioso.

Gli indagati sono ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, lesioni personali, detenzione e porto in luogo pubblico di materiale esplodente, danneggiamento aggravato, minaccia ed atti persecutori, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione illecita e cessione di sostanza stupefacente.

L’indagine ha consentito di far luce sull’esistenza del nuovo gruppo criminale Luongo-D’Amico che, dal quartiere San Giovanni a Teduccio di Napoli, aveva esteso il proprio dominio anche nel territorio di San Giorgio a Cremano e di Portici, approfittando della detenzione dei maggiori esponenti del clan Vollaro.

Preziose per gli investigatori le rivelazioni di Umberto D’Amico, alias ‘o lione, 30enne passato a collaborare con lo Stato dopo l’omicidio dello zainetto, avvenuto in via Ravello, nel rione Villa a San Giovanni, il 9 aprile 2019. In quell’occasione il commando di fuoco uccise Luigi Mignano, 57 anni, mentre accompagnava a scuola il nipote di appena tre anni.

L’omicidio di Mignano, cognato del boss Ciro Rinaldi, in carcere da un anno, rientrava nel regolamento di conti tra le cosche di Napoli Est che per anni hanno terrorizzato i residenti della zona con numerose stese e atti incendiari.