L’allargamento del campo delle alleanze e, contemporaneamente, la necessità di rifondare il centrosinistra, aka il Partito democratico. Tanto a livello locale quanto nazionale. «Poi la diatriba sui nomi, come quella in atto in Campania tra De Luca e Costa, la scioglierà la dirigenza locale». La strada tracciata all’interno del Pd è questa, come spiega Goffredo Bettini, membro della direzione nazionale dem e consigliere del segretario Nicola Zingaretti, ieri a Napoli per la presentazione del libro Per un socialismo liberale europeo. Una riflessione sulla crisi del pensiero socialista, curata dal senatore dem Gianni Pittella e dal professore di diritto privato Enrico Caterini. La presentazione del volume, moderata dal professore Emilio Di Marzio, è stata però anche l’occasione di mettere intorno allo stesso tavolo Massimo D’Alema e un pezzo di PD, Bettini e Pittella, insieme all’ex segretario della Uil Giorgio Benvenuto e al professore Caterini, a ragionare di diseguaglianze, di crisi del modello liberista ma anche della necessità di non chiudere i confini del partito. Anzi. «Bisogna costruire un campo largo. Ero così certo della collaborazione con il Movimento Cinque Stelle – dice l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema – che secondo me andava fatta prima, dopo le elezioni del 4 marzo».

E aggiunge, con un affondo all’ex segretario dem, Matteo Renzi: «L’ultimo crimine della prendente gestione é stata dire no al Movimento. Ma quella storia si è chiusa. In quel periodo – continua D’Alema- non ero d’accordo con chi è seduto a questo tavolo ma ora credo ci sia bisogno di un’amnistia». E infatti il dibattito è attraversato da una rinnovata sintonia tra gli ex. «Questo governo ci ha salvati- dice Bettini-. Non é stato facile anche se è stata, ed è, una cosa giusta. Dobbiamo rafforzare la sinistra, creare un nuovo Pd ma allargare a tutti, quanto più possibile. Certo si balla in continuazione perché il M5S ha le sue contraddizioni e perché noi facciamo fatica a rinnovarci. Ma dobbiamo tenere in piedi questo dialogo, questa prospettiva per arginare il sovranismo di destra». Una prospettiva il cui massimo comune divisore è il premier Giuseppe Conte: «È un punto di riferimento – spiega l’ex senatore -per tante forze diverse: liberali, democratiche, cattoliche.

E poi ci sono le Sardine e anche la sinistra più radicale». A cementare le posizioni dei relatori, poi, c’è anche la critica al neoliberismo, in linea con le posizioni assunte dall’intellighenzia economica del Pd, il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano e il nuovo responsabile economico Emanuele Felice. «Il socialismo europeo deve partire da un analisi critica del capitalismo, della globalizzazione e del neoliberismo – spiega D’Alema- Pur avendo contribuito ad aumentare la ricchezza mondiale ha fatto crescere le diseguaglianze, non solo di reddito ma anche di opportunità. Il neoliberismo ha dato un nuovo significato alla parola “riformismo”. Togliere diritti al lavoro è diventata la riforma strutturale del lavoro. Dobbiamo riprenderci queste parole e dargli il giusto significato». Una visione condivisa anche da Bettini: «Il riformismo deve migliorare le condizioni di vita della gente. Se oggi il lavoro è precario e le disuguaglianze sono aumentate qualche domanda sul riformismo ce la dovremmo fare».