Prendi un incontro come tanti organizzato a Napoli da due fondazioni in uno stanco venerdì pomeriggio di inizio gennaio. Il tema è di quelli capace di animare per ore discussioni sull’eterogenesi dei fini: l’Europa, Napoli e il Mezzogiorno. Sembrerebbe un convegno come tanti, ma non lo è. Perché ad organizzarlo sono due soggetti, Mezzogiorno Europa e Sudd, che rispondono, rispettivamente, ai nomi di Umberto Ranieri e Antonio Bassolino, le due anime inconciliabili della sinistra napoletana.

Quella riformista di Giorgio Napolitano e quella dura e pura di rito ingraiano. I due ex antagonisti scendono in campo insieme per la prima volta, la casa è quella di Bassolino, e lo fanno in un momento non casuale: a pochi mesi da un voto, quello regionale, propedeutico per la partita che nel 2021 si giocherà intorno alla poltrona di sindaco. Una poltrona che la sinistra, per le sue rivalità interne, non riesce a riconquistare dai tempi di Rosa Russo Iervolino, condannandosi ad una marginalità che somiglia alla disfatta.

Però, se due indizi fanno una prova, la presenza al convegno di oggi di un terzo elemento, il ministro per gli Affari regionali Enzo Amendola, non è casuale. Anzi, l’ex segretario dei Democratici di Sinistra della Campania potrebbe essere il sigillo su una pax democrat napoletana mai raggiunta. Archiviate le accuse sui presunti brogli che portarono alla sconfitta di Ranieri, contro il candidato bassoliniano Cozzolino, alle primarie del 2011, e chiuso un occhio sull’esclusione dell’ex sottosegretario del Pd per irregolarità nella raccolta firme alle primarie di cinque anni dopo, l’intesa potrebbe finalmente arrivare. Fino a trasformarsi, da qui al prossimo anno, nella corsa dell’oggi ministro a Palazzo San Giacomo.