Aveva rinunciato alla prescrizione per il reato di bancarotta e aveva reso dichiarazioni spontanee nel corso del processo. Vincenzo Nespoli, ex sindaco di Afragola, ex senatore di Alleanza nazionale e ora più vicino ad ambienti della Lega anche se senza incarichi nel partito, aveva sperato in un verdetto diverso da quello stabilito ieri pomeriggio dal collegio della terza sezione penale del Tribunale di Napoli (presidente Amelia Primavera). I giudici lo hanno condannato a otto anni di reclusione. La sentenza è arrivata al termine di un lungo dibattimento. È’ da dieci anni che Nespoli è imputato, prima per la vicenda del fallimento della società di vigilanza La Gazzella (con l’accusa di aver reso la società uno strumento di scambio tra assunzioni, consensi elettorali e guadagni economici, vicenda per la quale dopo un annullamento in Cassazione il processo pende in Appello) e poi per la bancarotta fraudolenta della Sean immobiliare, società di cui l’ex senatore viene indicato amministratore “occulto” e le cui sorti sarebbero state in qualche modo collegate a quelle dell’istituto La Gazzella.

Inoltre, Nespoli è finito sotto processo per il reato di riciclaggio e per l’accusa di voto di scambio in relazione alle elezioni politiche del 2001 e del 2006. Non tutto il quadro accusatorio ha retto nel processo di primo grado. Per l’accusa legata alla presunta corruzione elettorale, al sospetto quindi che la società fosse una sorta di bacino di raccolta di voti per le esigenze dell’impegno politico a cui l’ex senatore ed ex sindaco di Afragola era interessato nel periodo finito sotto la lente della Procura (parliamo dei primi anni Duemila fino al 2009 quando l’inchiesta arrivò a una prima svolta) Nespoli è stato assolto. Il politico è stato condannato per la bancarotta fraudolenta della società immobiliare (10 milioni di euro) e per il reato di riciclaggio (4,5milioni di euro la somma al centro del capo di imputazione). Per lui i giudici hanno disposto, inoltre, la confisca di circa un milione e 700mila euro. Già annunciato, da parte della difesa (avvocati Salvatore Pane e Roberto Pagliuca), il ricorso in Appello non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza. Non è la prima volta che Vincenzo Nespoli vede le sue sorti processuali ribaltate in un’aula giudiziaria. Accadde anche con il primo processo, quello cominciato dieci anni fa per il fallimento della società di vigilanza La Gazzella, una bancarotta da 30 milioni di euro.

Fu condannato a cinque anni e in Corte di Cassazione la sentenza fu annullata, per cui il processo è ora tornato a una diversa sezione della Corte di Appello e a novembre è fissata udienza. Sono gli “ordinari” tempi lunghi della giustizia. La vicenda giudiziaria di Nespoli è passata anche per una richiesta di misura cautelare agli arresti domiciliare che la Procura chiese nel 2010 e il Senato negò, negando l’autorizzazione a procedere, salvo poi eseguirla quando Nespoli decadde da senatore. L’ex sindaco di Afragola fu arrestato nel 2011 e rimase ai domiciliari per circa nove mesi. Quelli venuti dopo sono stati gli anni dei processi e delle attese. Resta ancora da attendere prima di arrivare a un verdetto definitivo. Intanto, nel processo che si è chiuso ieri, i giudici del Tribunale di Napoli hanno emesso sentenza anche per gli altri imputati finiti a processo con Nespoli: si tratta del commercialista Maurizio Matacena, condannato a 4 anni e 6 mesi per il reato di riciclaggio, con interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni e confisca dei beni per 306mila euro. Assolti Tommaso Redine, Enrico Esposito e Giuseppe Boemio.