È un avvocato civilista sulla cinquantina e originario del quartiere San Carlo Arena il terzo paziente risultato positivo al coronavirus. L’uomo era rientrato venerdì da Milano, dove si era recato per lavoro. E ora si trova in quarantena domiciliare, sotto controllo dell’Asl di zona, in attesa dell’esito del tampone inviato a Roma, e quindi in attesa dell’ufficialità del contagio (ufficialità che si è già avuta per la 24enne di Ruviano, in provincia di Caserta, e per la 25enne di Montano Antilia, nel Cilento, ricoverate dall’altra sera al Cotugno in isolamento e in condizioni non gravi).

L’avvocato è risultato positivo al coronavirus dagli esami eseguiti nell’ospedale di via Quagliarello e le sue condizioni non sono preoccupanti. Si stanno eseguendo tamponi anche su parenti e amici, tutta la filiera di collegamenti avuti dall’uomo negli ultimi giorni. La notizia che il terzo caso sospetto a Napoli riguardi un avvocato è circolata rapidamente negli ambienti giudiziari destando non poche preoccupazioni. Gli avvocati napoletani sono pronti a valutare iniziative come lo sciopero e l’astensione dalle udienze se non saranno adottate misure per fronteggiare l’emergenza sanitaria da coronavirus.

Nel pomeriggio di ieri c’è stata una riunione fiume del presidente dell’Ordine degli avvocati Antonio Tafuri con i vertici degli uffici giudiziari. Gli avvocati ritengono che “le misure adottate all’interno degli uffici giudiziari sono inadeguate per la tutela della salute di tutti coloro che accedono agli uffici” e Tafuri ha chiesto al presidente della Corte di Appello Giuseppe De Carolis di sospendere le attività in tribunale per procedere a una sanificazione di uffici, aule e corridoi. Il presidente De Carolis e il procuratore generale Luigi Riello, che nei giorni scorsi avevano già inoltrato richieste di intervento al Dipartimento competente, hanno emanato in serata delle linee guida per contenere e gestire l’emergenza da Covid-19.

Partendo dal fatto che al momento né le competenti autorità nazionali né quelle locali hanno previsto la chiusura generalizzata di uffici pubblici e quindi di uffici giudiziari, si è stabilito che chiunque tra avvocati, testimoni, parti processuali che sono stati in zone focolaio del virus non devono presentarsi in udienza (sarà riconosciuto il legittimo impedimento), sono sospesi eventi aperti al pubblico, mentre per la gestione delle udienze si raccomanda di mantenere una prudente distanza di sicurezza e evitare assembramenti.

A essere chiuse, fino a lunedì per gli interventi di igienizzazione, restano per ora solo scuole e università. La Città Metropolitana ha stanziato circa 400mila euro di fondi come contributo per sanificare gli istituti scolastici superiori. Intanto notizie rassicuranti arrivano dal Cilento e da Caserta, le zone dei primi due contagi in Campania, perché sono risultati negativi i 23 tamponi eseguiti sulle persone venute a contatto con le due donne positive al coronavirus e già in quarantena. Il direttore generale dell’ospedale Cotugno Maurizio Di Mauro spiega che la situazione è sotto controllo. Sono risultati negativi anche i tamponi (una cinquantina) su casi sospetti segnalati all’ospedale specializzato in malattie infettive. Intanto la preoccupazione cresce.

Il capogruppo regionale campano di Forza Italia Armando Cesaro chiede di sospendere i concorsi pubblici: “Vanno evitati i grandi assembramenti, quindi vanno sospesi e rinviati i concorsi”. Critico l’onorevole Antonio Pentangelo, deputato e coordinatore di Forza Italia della provincia di Napoli, verso la scelta del governatore De Luca di convocare riunione di tutti i sindaci della Campania: “Le comunicazioni potevano essere trasmesse anche via mail”. Anche i sindacati si sono mobilitati: Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato il presidente della Regione Vincenzo De Luca per un tavolo permanente di monitoraggio dei settori produttivi maggiormente colpiti dalla situazione di crisi e per l’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del coronavirus.