Dieci anni di grandi giocate e di accese polemiche. Dieci anni a dibattere se si tratti di un fuoriclasse o di un talento incapace di fare il definitivo salto di qualità. Un po’ come la sua squadra, il Napoli. Ecco perché Insigne è il giocatore simbolo della gestione De Laurentiis. E non a caso, a dieci anni dal suo esordio in prima squadra, degli azzurri è il capitano.
Era il 24 gennaio 2010. Stadio Armando Picchi di Livorno. Al 94esimo faceva il suo esordio questo attaccante 18enne. Lorenzo da Frattamaggiore, cresciuto nelle giovanili. L’Inter lo aveva scartato per via della sua statura: 163 centimetri di altezza. Con il Napoli ha collezionato 327 presenze, 84 gol e 71 assist. Una scommessa vinta.

Prima della maglia azzurra passò da Cavese, Foggia, Pescara. Il primo gol con il Napoli il 16 settembre 2012 al San Paolo contro il Parma. Le giocate che restano negli occhi sono però la punizione contro il Borussia Dortmund di Klopp; l’invenzione contro il Real Madrid al Bernabeu; il gol vittoria contro il Liverpool nel 2018. Il colpo speciale di Lorenzo “il Magnifico” diventa il tiro a giro. Anche se lo cerca con troppa insistenza, irritando i tifosi che con lui non sono mai stati troppo benevoli. Quando le cose vanno male è il primo a prendersi i fischi. «È successo – ha detto a Il Riformista Napoli Fabio Cannavaroa tutti i napoletani perché il tifoso si aspetta sempre qualcosa in più. Lui è un attaccante e quindi gli si chiede sempre il gol». Insigne come beniamino e capro espiatorio, insomma. E Insigne capitano rinnegato, perché secondo molti non avrebbe la personalità adatta alla fascia. Il rapporto con i tifosi è dunque ancora da chiarire. Una storia d’amore, una faida familiare, un conto da regolare. Di certo lui non poteva trovare miglior modo per festeggiare i suoi 10 anni azzurri. Il gol vittoria contro la Lazio di martedì lo ha riportato – napoletano tra i napoletani – al centro dei cori del San Paolo. Tanti auguri.