Gli arresti domiciliari a Vincenzo Schiavone per i lavori alla clinica Pineta Grande hanno riacceso i riflettori su Castel Volturno che non ha né ha ma avuto un piano urbanistico. L’insediamento, cresciuto tumultuosamente negli anni del boom, deriva da una serie di iniziative scoordinate, alcune delle quali realizzate legalmente, molte altre in assenza di titoli abilitativi. Il territorio, uno dei più belli del litorale Domitio, si presenta oggi a larghi tratti degradato, abbandonato, punteggiato da rovine. Castel Volturno è un luogo ricco di contraddizioni: è un sito residuale di vacanza, ma è anche la casa di tantissimi immigrati; è un luogo di camorra ma anche di straordinarie esperienze di riuso di beni confiscati e di protagonismo sociale; è un abusato set cinematografico, incredibilmente dotato di una delle strutture sanitarie più avanzate della regione. Da tempo, la proposta di Piano urbanistico comunale, approntata dall’Università di Salerno, giace in Comune, in attesa di adozione. La Regione ha in corso, per i comuni del litorale, la predisposizione di un programma con il finanziamento di importanti interventi di rigenerazione paesaggistica e territoriale. Avere presto un quadro di regole e un organico progetto urbanistico converrebbe davvero a tutti. Almeno a tutti coloro i quali non traggono interesse dalla attuale condizione di confusione e incertezza.