Caro direttore, l’illusione terzopolista, alla quale non ho mai creduto, è rapidamente collassata parallelamente al declino dei 5 Stelle. La vera scommessa, oggi, è la riorganizzazione di un sano bipolarismo di matrice europea. Nel centrosinistra il PD non fa mistero di puntare ad annettere quel che resta dei 5 stelle. Di Maio lo ha capito e si oppone ad un processo che li porterebbe, ben oltre il declino, ad una ingloriosa dissoluzione. Nel centrodestra l’obiettivo è rilanciare l’area moderata. È sfida nel Paese e, per ragioni temporali, è anzitutto sfida in Campania. Il Centro non è questione di liste da mettere in campo, è progetto serio per riequilibrare il sistema politico e dare alle istituzioni stabilità e capacità di governo. Come è indicato negli atti parlamentari, ricordo al volo che la definizione di Centro è nata con la Convenzione ai tempi della Rivoluzione Francese e che la cancellazione di quell’area politica aprì la strada agli eccessi sanguinari della stagione del Terrore. Lo dico solo per ribadire che il Centro ha solide radici e che parlarne in termini dispregiativi e paludati o evocare il Centro per ragioni opportunistiche, non solo non è corretto ma non prelude – in genere – a nulla di buono.

E così, da dieci anni, tra difficoltà e qualche derisione, cerchiamo di portare avanti – diversamente da altri – un progetto di lungo respiro. Non abbiamo alcun interesse a rappresentare un’area politica mobile, poco coerente, votata agli interessi personali o alle piccole convenienze del momento. Organizzare il Centro è dare forza alle proposte, partire dalle soluzioni e non dall’elenco dei problemi e soprattutto mettere in campo – specie nel Mezzogiorno – quel che al Meridione piu’ manca: una classe dirigente all’altezza dei tempi. Per quel che ci riguarda proveremo a farlo partendo proprio dalla Campania, con la speranza di avviare un più ampio processo di aggregazione. La velocità delle trasformazioni politiche è cresciuta a dismisura proprio perché il sistema politico e istituzionale, come un qualunque organismo vivente, cerca istintivamente un punto di equilibrio per uscire dalle difficoltà. In questa chiave vanno lette le forti oscillazioni elettorali degli ultimi anni.

Significa che oggi, nel bene e nel male, tutto può cambiare nel giro di qualche mese. Noi vorremmo dare il nostro contributo al fianco di Stefano Caldoro, un Presidente di Regione che ha dato ottima prova sia come amministratore che come capo dell’opposizione a De Luca. Siamo convinti di poter superare la soglia già soddisfacente dei 64mila voti raccolti nelle regionali del 2010. Cosa chiediamo agli alleati? Di non perdere piu’ tempo e di consentire alla coalizione di centrodestra di alzare la bandiera del candidato Presidente e cominciare una campagna elettorale che De Luca ha già avviato da mesi. Il Presidente Berlusconi ha rilanciato il progetto moderato e riformista e, non a caso, ha per questo indicato la candidatura di Caldoro, che di questo disegno è interprete ineccepibile. Abbiamo risposto all’appello. Ora deve essere Forza Italia, in primis, a imprimere una accelerazione a tutta la coalizione, superando ambizioni, equivoci e risentimenti personali che non conducono da nessuna parte se non alla sconfitta. Ho avuto modo di ascoltare, incredulo, Mara Carfagna ospite della Gruber. In passato tesseva lodi sperticate di Caldoro e del suo modello di governo che – sue testuali parole – ha consentito alla Campania di rialzare la testa e non essere piu’ la “zavorra d’Italia”. Oggi, invece, manifesta dubbi e perplessità che sembrano tuttavia prive di contenuto politico ma concentrate piuttosto su un livello “estetico”, come se più che per guidare la Campania Caldoro dovesse correre per vincere il Grande Fratello. Quando le categorie della politica lasciano il passo gli indici di gradimento (o supposti tali) si negano le ragioni stesse dell’impegno politico e del valore delle istituzioni. Ragioni che noi vorremmo, al contrario, riaffermare con forza.