Qualcuno ascolti il maestro Muti. Ma non mentre dirige la sua orchestra, cosa che succederà domenica al San Carlo, per cui siamo tutti molto felici. Qualcuno lo ascolti, piuttosto, in un’aula consiliare o in un ufficio comunale o regionale. Succede questo. Uno dei figli più illustri di Napoli ha una proposta per la città e nessuno, nei piani alti delle istituzioni, ha finora avvertito il bisogno o il dovere di farsela spiegare.

È più di un anno che Muti va dicendo di una idea che gli frulla in testa; un’idea che potrebbe cambiare da così a così l’organizzazione, l’offerta e la promozione degli eventi culturali; un’idea che, approfittando dell’onda lunga del turismo che da tempo bagna Napoli, potrebbe proiettare la città in dimensioni di sviluppo probabilmente neanche immaginabili. Non diciamo tutti che il momento è favorevole?

Che bisogna cogliere l’occasione? Bene. Muti ha questa idea, vorrebbe creare una struttura capace di mettere in rete tutte le eccellenze artistiche e culturali della città sul modello del Lincoln Center di New York, ma nessuno se lo fila. E quando dico che nessuno ha finora pensato di sentire cosa ha da dire, alludo a qualcuno che conti, che veramente possa fare qualcosa, come un sindaco, un governatore, un ministro, perché sui giornali, sebbene a pizzichi e bocconi, l’idea è comunque circolata.

Io stesso le ho dedicato un capitolo di Naploitation. Napoli, tra tradizione e l’innovazione (Guida editore), e ricordo che più ne scrivevo, più entravo nella storia del Lincoln Center, il più grande centro delle arti al mondo, più ne coglievo le connessioni con la storia di Napoli.

Tutto comincia negli anni Sessanta, quando a New York imperversava Robert Moses, l’architetto visionario che si credeva unto dal Signore e si identificava coi profeti dell’Antico Testamento, mentre qui c’era invece Achille Lauro. Così mi sono convinto del fatto che sì, si poteva fare; che Muti aveva proprio ragione. E allora, perché questa idea va e viene, ma resta sempre vaga e non si riesce a portare il capo a terra? Di recente, l’ha ripresa anche l’edizione napoletana di Repubblica, che ha raccolto il parere favorevole dei direttori dei più prestigiosi musei cittadini. Ma anche questa volta nulla si è mosso. Domenica Muti sarà a Napoli per dirigere la sinfonia Dal nuovo mondo di Dvorak e la suite da Romeo e Giulietta di Prokofiev.

È l’occasione buona. Che dite, cari sindaco de Magistris e governatore De Luca, volete farci un pensierino? Volete sentire dalla viva voce del Maestro cosa ha in mente per Napoli? A beneficio di entrambi – ma soprattutto dei nostri lettori – il Riformista oggi ricostruisce e spiega, nelle pagine che vedete, l’intero caso. Nelle altre città le idee diventano progetto e i sogni realtà.

Se ci diamo tutti una mano, potremmo riuscirci anche qui. Perché qui a Napoli c’è gente che di organizzazione e promozione di siti ed eventi culturali ne capisce, eccome. Penso ai professori delle nostre università, ai manager privati (vedi il successo senza precedenti del Cristo velato di Cappella Sansevero) e penso, appunto, ai direttori dei nostri musei.