L’anatema della panca azzurra. L’esonero di Walter Mazzarri al Torino dopo la sconfitta di Lecce, con 15 reti incassate nelle ultime tre gare, è l’ennesima conferma: i tecnici che hanno lasciato il Napoli hanno poi riportato più insuccessi che trionfi. In attesa del responso su Carlo Ancelotti all’Everton e soprattutto su Maurizio Sarri, che dopo un anno positivo (Europa League e terzo posto finale) in Premier League ora è in testa al campionato con la Juventus, senza schivare critiche e i mugugni delle sue stelle, Ronaldo, Dybala e ora Higuain, il trend non teme smentite. Mazzarri, via da Napoli per una carriera da top manager, era alla terza stagione di alti e bassi al Torino, fuori dalla zona Europa nonostante un ricco mercato estivo, con i migliori confermati in rosa e l’arrivo per oltre 20 milioni di euro per l’ex napoletano Simone Verdi.

E in precedenza il tecnico toscano aveva centrato la salvezza con il Watford in Premier League e prima ancora giocato la carta Inter, la grande occasione regalata dai tre anni al Napoli con un terzo, quinto e secondo posto, una Coppa Italia, oltre agli ottavi di finale in Champions League. In nerazzurro, con una rosa in verità modesta, è arrivato un quinto posto, l’amore non corrisposto dall’interismo, la diffidenza con il nuovo corso del gruppo Suning e storie tese con l’ex proprietario e portafogli del Triplete, Massimo Moratti. De Laurentiis, per tenerlo al Napoli e allontanare Milano, gli offrì oltre tre milioni annui.

E il destino lontano da Napoli ha regalato ombre anche a Rafa Benitez, successore di Mazzarri e figura barometro del ciclo di successo azzurro degli ultimi cinque anni. Lo spagnolo di Liverpool, dei trofei con Valencia, Reds e Chelsea, innamorato dei musei napoletani, che ha portato Albiol, Callejon, Higuain, Reina, oltre ad aver sedotto Koulibaly e Mertens, creando la base di piazzamenti al vertice in campionato (terzo posto con record di punti in A, 78, nella prima stagione, primato poi battuto tre volte da Sarri) e qualificazioni e successi parziali di prestigio, in Champions League. Dopo l’addio senza strappi mediatici al Napoli, Benitez ha conosciuto l’esonero al Real Madrid. E dopo il passo falso in salsa merengue, Rafa ha scelto una battaglia di retroguardia, il Newcastle penultimo in Premier League, a 50 chilometri da Liverpool. Retrocessione, risalita dalla Championships e il decimo posto nell’edizione passata della Premier, prima dell’esilio da 13,5 milioni annui con pochissimi squilli in Cina, al Dalian, in compagnia di Marek Hamsik, con cui poco si era inteso al Napoli. Insomma, poca gloria.

E ancora meno gloria, prima di Mazzarri e Benitez, per Roberto Donadoni, al momento bloccato in Spagna con i cinesi dello Shenzen – campionato rinviato per l’emergenza Coronavirus -, licenziato da Aurelio De Laurentiis nell’autunno 2009 dopo sette punti in altrettante gare: dopo il Napoli (e la guida della nazionale italiana), una salvezza a Cagliari, un sesto posto con qualificazione in Europa League – poi svanita per il fallimento – al Parma, benino al Bologna, negativa (sinora) l’esperienza in Cina. Mentre Edi Reja, il primo allenatore del Napoli di De Laurentiis in Serie A, dopo gli anni in azzurro ha centrato, dopo qualche mese senza assoli all’Hajduk Spalato, una doppia qualificazione in Europa League con la Lazio, poi una deludente parentesi all’Atalanta e anche con la nazionale albanese.