Le due aree laterali, il restyling degli spalti, il parco giochi per i bambini. La lunetta, l’arco da tre punti, le mattonelle preferite dal Mamba durante il suo regno nella Nba ai Los Angeles Lakers, erano già tracciate il giorno dell’inaugurazione, lo scorso 2 febbraio, per la presentazione del campetto in onore di Kobe Bryant, a Montedonzelli. Da area vandalizzata, lasciata all’incuria per oltre un anno, alla vita in gialloviola, in onore di Kobe, morto a fine gennaio con la figlia Gianna e altre sette persone a bordo di un velivolo: si stanno completando i lavori al playground napoletano che in poche settimane ha compiuto il giro del mondo. Anzi, una giravolta a 360 gradi, come quelle mostrate da Kobe mentre volava a canestro.

“Il Comune di Napoli si è preso carico dei lavori per mettere in sicurezza il campetto, l’idea su larga scala è creare una connessione tra Napoli e Los Angeles, una specie di scambio culturale e sportivo tra le due città, gemellaggio in onore di Kobe. Mentre prendevano il via i lavori a Montedonzelli in onore del Mamba sono partiti i lavori su un playground a Los Angeles per Gianna”, spiega Luca Mazzella, avvocato, ideatore della pagina Overtime su Facebook e parte di quel manipolo di audaci (associazioni, artisti) che si è speso per regalare a Napoli un playground con i colori e l’essenza di Kobe Bryant. L’architetto del progetto è stato Nick Ansom, creatore della Venice Basketball League, torneo di basket a Venice Beach, California, associazione che ristruttura campetti in giro per il mondo. In vacanza a Napoli a fine gennaio, al San Paolo per la sfida degli azzurri contro la Juventus, poco prima del via alla partita, la notizia: dall’altra parte del mondo muore Kobe Bryant. Il dolore, che diventa collettivo, in Italia, una delle case del Mamba, cresciuto a Rimini al seguito di papà Joe, in Europa, ovviamente negli Stati Uniti.

E l’idea: ristrutturare in cinque giorni il campetto di Montedonzelli, che gli era piaciuto calcare in passato, tirando a canestro, il più bello a Napoli, assieme al playground di Pozzuoli, a un balzo dal mare, come quello di Venice Beach che flirta con il Pacifico. Ora, al Rione Alto, c’è un playground per il 24 dei Lakers: una telefonata a Jorit per commissionare un murales della leggenda del basket mondiale. I lavori-record, la presentazione. E la speranza che non torni più a essere un cumulo di rifiuti.