“La realtà supera la fantasia” è un’espressione di Oscar Wilde, ma non sappiamo se il filosofo Massimo Cacciari a essa facesse riferimento quando ha affermato, poche sere addietro, di fronte a un’attonita Lilly Gruber e a un livido Giuseppe Conte, che bisogna tenere presente il “principio di realtà”.

Che oggi nella politica italiana supera le fantasie di chi dice “abbiamo vinto in Emilia-Romagna”, dimenticando che una gran parte d’Italia, quella che conta, dalla Liguria al Trentino Alto Adige, è governata dal centrodestra. E che ogni governo di centrosinistra, in tal modo, sarà sempre debolissimo. Dimenticava, Cacciari, di far riferimento, nello stesso principio da lui evocato, all’altra faccia della questione, il Mezzogiorno. Anche qui, per talune formazioni politiche, la “fantasia al potere” ha narcotizzato la riflessione sulla realtà. E questa offre dati impressionanti. Non parliamo del voto grillino, sgonfiatosi in Calabria, né dei dati sulla disoccupazione giovanile o sull’”esodo dei cervelli” all’estero. Parliamo di Ilva a Taranto, di Whirlpool a Napoli, delle chiusura di centinai di negozi in grandi città come Bari. Parliamo di sbarchi di clandestini oramai incontrollati o delle decine di cantieri ancora bloccati.

Tralasciamo un dato nazionale, che ebbe sempre modesta rilevanza al Sud, ma che oggi assume anche qui il suo peso: l’investimento di capitali. Pochi o nessuno continua a investire al Sud, mentre al Nord il timore di un intervento giudiziario, sollecitato dalla cultura giustizialista al governo, dissuade italiani e stranieri di mettere piede nel Belpaese, con investimenti. Situazione disastrosa, quindi, cui il fermo di talune attività per i timori dell’epidemia, forse darà il colpo di grazia.

A questo punto, che cosa si agita nei cervelli dei signori al governo? La soluzione antica, collaudata, che sempre si rivelò peggiore del male: Stato, Stato, Stato. Qui non si daranno ricette infallibili, prese dal regno della fantasia. Si analizzi il presente e ci si dica ciò che non va e ciò che può migliorare nel Mezzogiorno. E la mente corre al turismo, l’unica risorsa rimasta, si spera.

Esiste un piano per il potenziamento turistico al Sud, con l’avvicinarsi della stagione buona? Non pervenuto. E sulle concessioni balneari per le quali l’Italia è in permanente infrazione rispetto alle leggi europee? Non pervenuto. A guardar bene l’unico luogo per investimenti, soprattutto esteri, è il potenziamento della ricettività vacanziera, balneare del Mezzogiorno. Ma si teme che l’Italia “cada in mano al capitale straniero”, così come si blatera per Alitalia! Teniamoci quindi strette le “nostre” spiagge e coste dalle brame dello “straniero invasor”!

Continuiamo a vivere, noi della Meridionale Italia, con le attività di sopravvivenza che, nel settore turistico, sono ormai rappresentate da centinaia di strutture di modesto livello economico, direi quasi di sopravvivenza famigliare: gli agriturismo e le migliaia di bed and breakfast. Del resto la sopravvivenza e il piccolo cabotaggio economico furono nel tempo i tratti distintivi dell’economia meridionale.

Essa uscì dall’arretratezza grazie agli aiuti americani del Piano Marshall (1948-52) e ai soldi dello Stato. Risultati modesti, deboli al primo stormir di fronde. E lo Stato, a partire dalla Cassa per il Mezzogiorno (1950-1984-1992), passando per il Ministero delle Partecipazioni statali (1956-1990), ha dato sempre la sua mano caritatevole. Ma oggi il reddito di cittadinanza è fallito, consentendo la semplice sopravvivenza a un modesto numero di poverissimi. E i denari pubblici mancano. Chi vivrà, vedrà.