Paolo Giulierini porta a buon fine un altro evento straordinario al Mann: si apre la sezione Preistoria e Protostoria, a cura scientifica di Floriana Miele, Giovanni Vastano e Emanuela Santaniello, nelle sale rimaste chiuse per circa vent’anni, realizzando un progetto straordinariamente ampio per i tempi della Storia dell’uomo che si racconta attraverso i reperti. L’attenzione verte su tutto il territorio campano, esteso da Nord a Sud fino alle aree interne quindi alle isole di Pithecusa (Ischia) e Capri, e rappresenta la dinamica vita di un territorio proteso verso attività commerciali, agli scambi che producono civiltà.

Nelle vetrine che corrispondono a un piano allestitivo del 1995, vengono alloggiati 3.000 reperti, tutti già patrimonio del Museo, occupando otto sale disposte su tre livelli, in tutto mille metri quadrati.

La mostra permanente, allestita senza prestiti, si compone di oggetti di vita quotidiana, per lo più fragili, che hanno ricevuto tutte le cure del restauro più aggiornato alle tecniche specialistiche nel settore, e che ora, ricomposte, diventano affascinanti oggetti di una cultura lontana eppure vicina, una evocazione simile all’Idea platonica: vedo esistere un oggetto che posso immaginare sia stato creato e tenuto tra le mani di un uomo vissuto tanto tanto tempo fa. Ed è questo il fascino dell’archeologia. Alcuni sono frutto di ritrovamenti piuttosto recenti, fortuiti, degli anni dell’immediato dopoguerra, che non avevano trovato giusta collocazione. Ora, insieme si sistemano in Museo, svegliati dal sonno dei depositi, dove consumavano il lungo tempo della loro creazione per mano di uomini vissuti in tempi lontani, da 450.000 a 700 anni a.C. Un percorso nuovo perché sfugge ad ogni ricordo, innovativo nei contenuti, spiegati nelle essenziali pannellature esplicative a corredo delle vetrine, con informazioni secondo i migliori criteri della comunicazione. È evidente l’impegno del Servizio Didattico del Museo, che ha realizzato anche un percorso tattile dedicato ai non vedenti, utilizzando un progetto Pon, che prevede quattro dedicati alla Preistoria.

Il direttore Giulierini, presentando la mostra, ringrazia tutti i funzionari e il personale del Museo, sottolineando il grande spirito collaborativo dimostrato ad di là del dovere d’ufficio, con passione e competenza, un lavoro di squadra che ha permesso di concludere in soli dodici mesi un progetto ambizioso. Alla domanda: come affronta la programmazione rispettandone i tempi, risponde che “ogni programmazione non deve essere oggetto di ripensamenti. I fondi necessari alla realizzazione della nuova esposizione, realizzata in dodici mesi, sono dell’Istituto che ha ben utilizzato nei tempi i fondi Pon e i proventi della biglietteria. Il primo piano strategico si è realizzato nel triennio 2016-2019, il secondo sta nel successivo 2020- 2023. I capitoli di spesa sono già accertati.”

Sicuro il direttore guarda avanti e in conferenza precisa che “con questa esposizione non si potrà più pensare il Museo Archeologico Nazionale come Museo di Pompei, perché ormai si consolida come Museo della Campania e oltre, abbracciando le aree interne del Mezzogiorno, quindi una nuova etichetta sarebbe quella di Museo delle Culture, includendo anche le mostre dedicate al contemporaneo fino all’arte del fumetto”, riferendosi alla nuova edizione di Comicon, e alla annunziata mostra Moebius, che aprirà il 30 aprile. Al tavolo con lui il console generale di Francia Laurent Burin des Roziers, che condivide sia l’orgoglio del direttore Giulierini per l’interesse mostrato da Macron in visita al Museo giovedì scorso, sia la volontà di collaborazione della Francia dimostrata in occasione della mostra sulle grotte di Lescaux, nei pressi di Montignac, per la prima volta proposta fuori territorio francese. Eleonora De Majo, assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli, elogia il direttore “che rispetta sempre i tempi”, e Claudio Curcio, direttore del Comicon, presentando la prossima mostra che apre ad aprile, cede la parola a Isabelle Giraud vedova Moebius che sottolinea il legame con l’archeologia del fumetto. Racconta che suo marito, il fumettista Jean Giraud detto Moebius, amava tanto l’archeolgia da rispondere alla figlia che gli domandava cosa avrebbe scelto di fare se non avesse fatto il fumettista: “l’archeologo”, fu la sua risposta.