Nelle sale cinematografiche italiane in questi giorni è possibile vedere il film “Cattive acque” (“Dark Waters”), ricostruzione accurata e accorata di un’inchiesta giudiziaria, i cui effetti sono ancora in corso negli Stati Uniti, in West Virginia. L’oggetto? L’inquinamento di acque e terreni per lo sversamento di rifiuti tossici da parte di un gigante dell’industria chimica americana, DuPont (inventore del famoso “Teflon”). Il film è stato per me una visione particolarmente dolorosa. Più lo vedevo, più sovrapponevo la storia, le immagini, la sofferenza degli uomini e della natura di un remoto stato americano a storia, immagini e sofferenza della Terra dei Fuochi, in Campania.

Nel film, un agricoltore si rivolge a Robert Bilott, giovane avvocato di un importante studio legale che, di solito, difende e non accusa le imprese. Dopo qualche perplessità, l’avvocato si convince che l’agricoltore ha ragione. Questo accade quando va di persona a trovarlo nella sua tenuta, e assiste a un attacco improvviso di una delle mucche, infuriate contro il suo padrone e l’ospite venuto dalla città. L’agricoltore deve abbattere la mucca e, in una scena toccante, le chiede perdono. I suoi animali stanno morendo a centinaia, per tumori e altre patologie mai prima d’allora verificatesi. Grazie alla tenacia di Bilott, sostenuto dal socio a capo del suo studio legale (nel ruolo un grande Tim Robbins), si costituirà una commissione d’inchiesta che, dopo anni e anni di raccolta e analisi dei dati, accerterà il danno all’ambiente e alla salute causato dai processi produttivi della DuPont e dalle modalità di sversamento dei rifiuti, soprattutto nelle acque.

Il film mi ha fatto pensare, nell’ordine: 1) tra i mezzi fondamentali per tutelare l’ambiente e le persone che ci vivono, c’è un accesso alla giustizia efficace: un avvocato serio, una tesi credibile, una magistratura che ascolta; 2) la giustizia può garantire risarcimenti effettivi; 3) il processo può essere il luogo a partire dal quale si avvia una commissione tecnica d’inchiesta più ampia e, in concreto, un processo di bonifica integrale delle aree colpite. Ma l’elemento più significativo è il seguente: per fare ciò che ha fatto, l’avvocato Bilott ha dovuto rinunciare a buona parte della sua clientela, ha speso tempo, energie, denaro per la causa ambientale, si è anche ammalato per lo stress. In altri termini, ha anteposto ai suoi interessi privati un interesse generale, il suo tempo lo ha dedicato a un progetto non solo privato, e questo con sacrificio della sua famiglia e del suo portafoglio.

Ed è questo, precisamente, che mi ha fatto soffrire e commosso durante il film: a parte i militanti, qualche medico e sacerdote più impegnato, qualche singolo uomo di legge coinvolto nella vastità di indagini mostruosamente complesse, i cittadini residenti in Campania quanto tempo dedicano alla questione “Terra dei fuochi”? Io una manciata di ore di lettura in un anno. Niente di più. E come me, moltissimi altri cittadini e residenti in Campania. La Terra dei fuochi non riesce ad ergersi realmente a vergogna nazionale. Perché se così fosse, non staremmo a parlarne da circa trent’anni, per dover prendere atto che le misure di contrasto continuano a essere drammaticamente insufficienti.

È vero, non si contano più i pozzi artesiani, tra Napoli e Caserta, sequestrati dalla Magistratura per evitare che il liquame venga utilizzato per l’irrigazione di campi. Attraverso l’inquinamento delle falde acquifere e della vegetazione si sono riscontrati frequenti e gravi casi di sostanze cancerogene nel sangue del bestiame.  È vero, meno di un anno fa è stato presentato il V report di aggiornamento del Progetto “Sentieri” dell’Istituto Superiore di Sanità, che riguarda 45 siti, 319 Comuni. Oltre il 30% dei cittadini italiani coinvolti risiede in Campania. Per la prima volta, Sentieri ha valutato anche lo stato di salute di bambini e adolescenti e di giovani adulti: è stato osservato un eccesso di 22mila ricoveri per tutte le cause, con un eccesso del 9% dell’incidenza oncologica. A giugno 2019, per la popolazione adulta gli eccessi più evidenti risultano essere relativi al mesotelioma maligno, ai tumori maligni del polmone, del colon, dello stomaco, e alle patologie respiratorie benigne.